Tondo: «Eurocapitale della cultura? Se non è una sparata, sì a Trieste»

«Se non si tratta di una boutade elettorale è un’ottima idea». Il presidente della Regione Renzo Tondo accoglie con la circospezione tipica del politico in campagna elettorale la proposta di Roberto Cosolini di candidare Trieste a Capitale europea della cultura nel 2019.
«Se si riuscisse a fare sarebbe un grande risultato per tutto il Friuli Venezia Giulia - dice Tondo al telefono -, in fondo Trieste è il capoluogo della regione. Basta però che non sia una di quelle uscite che spuntano prima del voto e svaniscono subito dopo».
Ma il sindaco di Gorizia Ettore Romoli, collega di partito di Tondo, rassicura il presidente e dichiara il suo interessamento: «Ho già sentito il sindaco Cosolini in proposito perché credo che anche Gorizia potrebbe giocare un ruolo in questa partita - afferma -. La cultura è un ambito il cui valore anche economico non può più essere negato». E dice al governatore: «Capisco Tondo ma non ha di che preoccuparsi. Io sarò in carica fino al 2017, Cosolini fino al 2018. Sono quindi convinto che non ci siano secondi fini elettorali in questo annuncio. Di certo questo non è il mio intento e credo che Cosolini la pensi come me».
Secondo Romoli la rinuncia di Venezia potrebbe rivelarsi un vantaggio per il territorio della Venezia Giulia: «Si apre un’ottima possibilità - dice -. La candidatura veneziana abbracciava il Triveneto nel suo complesso: forse un’area troppo grande. Trieste da sola, d’altra parte, è forse un’area troppo piccola. Un territorio come quello della Venezia Giulia si pone invece come un candidato ideale per un evento come la Capitale europea della cultura».
Il sindaco di Gorizia è un convinto assertore del coinvolgimento di interlocutori oltre confine: «Se il progetto dovesse andare in porto dovrebbe avere un respiro di carattere transfrontaliero, e insisto, transfrontaliero».
Anche la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat mostra di apprezzare l’idea: «Penso che il territorio di Trieste abbia un grande potenziale dal punto di vista culturale, e che troppo a lungo sia rimasto inespresso dal punto di vista economico e turistico. I punti di forza della nostra terra sono tanti: la storia, la letteratura, la scienza, la multiculturalità. Tutti fattori che meritano di essere valorizzati».
Tra i risvolti positivi Bassa Poropat vede anche la collaborazione tra gli enti: «La Capitale europea della cultura potrebbe portare realtà pubbliche e private a lavorare finalmente assieme. L’unica cosa che mi preoccupa è il tempo a disposizione: non è molto. È anche vero che così non si rischia di adagiarsi sugli allori: la fretta potrebbe portare tutti quanti a stringere i ranghi e, paradossalmente, a lavorare meglio».
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