Toso restituisce 130mila euro al Comune

GRADISCA. Ermenegildo Toso ha provveduto a restituire parte della cifra fatta volatilizzare dalle casse del Comune di Gradisca. L’ormai ex dipendente di palazzo Torriani, finito sotto inchiesta della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica per alcuni evidenti ammanchi di cassa dell’ente, ha già restituito al Comune la somma di 130mila euro. Lo ha fatto attraverso un bonifico effettuato una decina di giorni fa, vale a dire dopo il suo trasferimento ad altro incarico ma ben prima delle sue dimissioni da responsabile dei Servizi finanziari, avvenute martedì mattina. La cifra rientrata nelle casse del Comune è quella corrispondente all’ammanco registrato dagli uomini delle Fiamme Gialle nella prima fase delle indagini. Ulteriori approfondimenti dovranno ora stabilire se da parte di Toso vi sono stati ulteriori operazioni poco chiare. Contrariamente a quanto emerso in un primo momento (l’operazione è tuttora coperta dal segreto investigativo) le somme distratte dall’ex responsabile dei Servizi finanziari non emergerebbero - o non soltanto - da alcune fatture non pagate alle ditte che fornivano beni o servizi all’ente comunale. A quanto si apprende da fonti non ufficiali, inoltre, l’indagine starebbe andando a ritroso di alcuni anni – sinora almeno due - e non è da escludere che possano emergere ulteriori anomalie che porterebbero il totale degli ammanchi a una somma compresa fra 180 e i 200mila euro. Non a caso, anche la delibera con cui il 18 maggio scorso la giunta Tommasini avviava il procedimento disciplinare nei confronti del ragioniere friulano parlava di accertamenti relativi ad almeno “due vertenze”. La discesa in campo della magistratura ordinaria accanto alla Corte dei Conti configurerebbe anche una responsabilità penale dell’ex funzionario. Nella più grave delle ipotesi, il reato di peculato. Qualora si configurasse quell’eventualità, la giunta ha già dato mandato al sindaco Tommasini di costituirsi parte civile. La città di Gradisca è rimasta profondamente turbata dall’accaduto. Toso, dimessosi dall’incarico nella mattinata di martedì, era dipendente di palazzo Torriani sin dal lontano 1975 ed è molto conosciuto ben al di fuori dai confini cittadini. È stato presidente del consiglio provinciale di Udine, è revisore dei conti - in scadenza di mandato - per la Provincia di Gorizia, assessore nella sua Ruda nonchè massimo dirigente della società calcistica del suo paese. Il suo legale, l’avvocato udinese Guido Jesu, ha confermato l’esecuzione del bonifico a beneficio del Comune di Gradisca. E precisa: «Sono in corso controlli anche sul periodo passato e al momento non ci sa se salteranno fuori altre somme distratte. Stiamo parlando di un uomo che per decenni ha lavorato per il Comune e aveva fama di funzionario integerrimo. Forse è incorso in qualche errore di trascrizione, di disattenzione, magari stava vivendo un momento di debolezza. Fatto sta che la somma fin qui accertata è stata già restituita». Rispetta la consegna del silenzio data dagli inquirenti, invece, il sindaco Tommasini: «A momento debito chiariremo tutto ed emergerà, se mai vi fossero dei dubbi, l’estraneità dell’amministrazione al comportamento contestato al nostro ex dipendente». Del resto è la stessa legge Bassanini a chiarire la materia: l’alto livello di specializzazione dei funzionari determina anche una maggiore responsabilità e autonomia dell’apparato dirigenziale nell’attuazione degli imput politici conferiti dalla giunta. Inizia a farsi sentire anche l’opposizione, e spezza una lancia a favore di palazzo Torriani: «Nell'interesse dei cittadini gradiscani, increduli per l'accaduto e comprensibilmente indignati per la gravità dei fatti – afferma infatti la coordinatrice del Pdl Elisa Sottosanti - il nostro partito chiede chiarezza e trasparenza dal parte del Comune nella gestione della vicenda manifestando sin d'ora di condividere e appoggiare la scelta del Comune in merito ad una eventuale costituzione come parte civile nel procedimento a carico del funzionario. Da parte dell’amministrazione non pretendiamo – assicura Sottosanti - un confronto immediato».
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