Trasporti pubblici, sciopero contro la giunta

Cisl, Uil e autonomi: «Duecento posti a rischio». Stanziati 40 milioni di euro per i treni dei pendolari
TRIESTE
Almeno 40 milioni di investimenti in tre anni per potenziare i treni regionali, offrendo un miglior servizio ai pendolari, non bastano a placare la protesta dei sindacati che, Cgil esclusa, proclamano lo sciopero contro il disegno di legge firmato da Lodovico Sonego sul trasporto pubblico locale.


LE RISORSE
L'assessore regionale ai Trasporti ha annunciato, in un incontro svoltosi ieri a Udine con il comitato dei pendolari, lo stanziamento di 40 milioni per l’acquisto di nuovo materiale rotabile: «Va ad aggiungersi ai 52 milioni già stanziati per l’acquisto di dieci treni Minuetto che hanno migliorato il servizio anche se molto rimane ancora da fare». Sonego ha inoltre comunicato che dal 1° gennaio 2008 sarà vigente il primo contratto di servizio tra Regione e Trenitalia: «È una novità che permetterà alcuni miglioramenti del servizio ma il vero cambio di registro ci potrà essere solo dal primo gennaio 2011, a seguito della scelta del gestore tramite gara».


IL GESTORE
Ma è proprio il gestore unico, assieme alle altre misure contenute nel ddl sul trasporto pubblico locale (tra cui il passaggio alle Province della motorizzazione civile), a non andare giù ai sindacati che hanno indetto quattro ore di sciopero per il settore ferrovieri (dalle 9 alle 13 del 22 luglio) e altrettante per gli autoferrotranvieri (stesso orario il giorno 13 luglio).


LO SCIOPERO
Le segreterie regionali di Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl Trasporti e Fast, in una nota congiunta, «valutano negativamente il ddl approvato dalla giunta regionale», tanto che la Cisl ha annunciato che non parteciperà all’incontro odierno con Sonego. Sotto accusa «l'assenza di una vera concertazione, l'utilizzo di indicatori economici parziali, l'omologazione di situazioni difformi», ma soprattutto la sostanza.


LE CRITICHE
«Il ddl – denunciano i sindacati - risulta contrastante con disposizioni di legge nazionali e comunitarie ma mette anche a rischio sia gli assetti occupazionali regionali, con la perdita di oltre 200 posti di lavoro, sia la qualità e quantità dei servizi per gli utenti del Friuli Venezia Giulia». Secondo i sindacati che aderiranno allo sciopero il gestore unico su gomma, mare e rotaia avrà come effetto l'aumento delle tariffe, metterà «a rischio» il servizio sociale svolto dal trasporto pubblico e «produrrà sicuramente esternalizzazioni di attività e causerà inevitabili problemi di sicurezza del trasporto».


I DISTINGUO
Ma il fronte sindacale non è compatto: la Cgil esprime un giudizio «parzialmente favorevole» al ddl Sonego: «Di positivo ci sono in particolare le garanzie per i dipendenti della motorizzazione civile, che conserveranno gli assetti contrattuali in essere, più l’istituzione di un secondo livello di contrattazione specifico. Garantito poi il mantenimento del contratto nazionale e dei diritti acquisiti per il personale Anas, che si vedrà confermata anche la sede di lavoro».


IL VERTICE
Il ddl sul trasporto pubblico sarà in ogni caso all'ordine del giorno del vertice di maggioranza che il presidente Riccardo Illy ha convocato per domani Trieste, alla presenza dello stesso Sonego. Il ddl è stato inserito tra le priorità del Consiglio e dovrebbe andare in aula già a luglio. «Ma è un provvedimento che avrebbe bisogno di tutto il tempo necessario. Non ne abbiamo mai discusso all'interno di Intesa e, considerate le fibrillazioni e le non poche criticità - afferma il rifondatore Igor Kocijancic - sarebbe bene andarci più cauti».


LA SINISTRA
Ma il piatto forte dell'incontro di maggioranza sarà l'alta velocità che ancora divide le diverse anime della coalizione. «Porteremo sul tavolo il programma di Intesa democratica» sostengono all'unisono i segretari regionali di Rifondazione, Giulio Lauri, e dei Verdi, Gianni Pizzati. Un programma che indica l'obiettivo di portare il 40% delle merci dalla gomma alla rotaia: «L'alta velocità allontana la soluzione del problema. - sostiene Lauri – Non necessariamente aumenta la capacità con nuove linee e quindi bisogna pensare a potenziare quelle esistenti». «Osservando il programma che firmerei di nuovo adesso – aggiunge Pizzati – si vede come non siamo stati noi ad allontanarci da Intesa, semmai qualche assessore ha corso un po' troppo e in maniera eccessivamente autoritaria».


Roberto Urizio

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