TRE PROVE DI MATURITÀ

Le luci della ribalta si spengono a Lisbona con un risultato concreto, da taluni giudicato perfino insperato: i 27 Paesi dell'Unione europea sottoscrivono un nuovo trattato sull'integrazione, che modifica i trattati precedenti e pone le basi per un miglior funzionamento degli organi dell'organizzazione.


Resta però il dubbio di fondo: questo nuovo trattato, che non si chiama "costituzione", è poi così diverso dal trattato costituzionale respinto due anni or sono dalla Francia e dall'Olanda? Pare di no e pare che alcune delle questioni più delicate (il processo decisionale quando interviene il sistema a maggioranza qualificata) siano rimaste praticamente inalterate. Fra due mesi, nondimeno, la presidenza dell'Unione Europea si sposterà da Lisbona a Lubiana e il fardello dello sviluppo del processo di integrazione ricadrà, per i primi sei mesi del 2008, sulle spalle della Slovenia, la giovane repubblica nata nel 1991 dalla dissoluzione della Jugoslavia, che ha dimostrato, nel corso degli ultimi 15 anni, di aver raggiunto un buon processo di crescita e di modernizzazione economica. La Slovenia, tuttavia, sta vivendo un particolare momento di rinnovamento, legato a tre grandi appuntamenti.


Vi è, in primo luogo, l'aspetto legato alle elezioni presidenziali, che avranno luogo oggi (primo turno) ed anche domenica 11 novembre (secondo turno), se nessun candidato dovesse oltrepassare il 50% delle espressioni di voto al primo turno. A meno di sorprese dell'ultima ora il moderato indipendente Lojze Peterle, appoggiato dal centrodestra, sembra avere maggiori probabilità di superare al secondo turno chiunque fra i suoi più diretti avversari (Danilo Türk, Mitja Gaspari e Zmago Jelincic Plemeniti) e garantirebbe una maggiore coesione politica con il governo di Janez Janša. Questo risultato avrebbe il vantaggio di interrompere il periodo di frequenti incomprensioni intervenute nel corso degli ultimi tre anni fra l'uscente Presidente della Repubblica Janez Drnovšek, esponente di centrosinistra, e il primo ministro Janez Janša, di centrodestra. La vittoria di Peterle, inoltre, darebbe maggiore stabilità al programma di governo.


Vi è, in secondo luogo, l'aspetto legato all'entrata della Slovenia nello spazio Schengen, a partire dal gennaio 2008. Ciò comporterà un'ulteriore integrazione della vicina repubblica con gli altri 13 Paesi che già hanno adottato gli accordi di Schengen (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia) e svilupperà un'accresciuta responsabilità, da parte slovena, in relazione alla politica di immigrazione dell'Unione europea. Lubiana, in questo senso, sta raccogliendo la sfida teconologica che le permetterà di eliminare i controlli di documenti alle frontiere terrestri ed aeree con gli altri Paesi membri del gruppo Schengen e che le consentirà, parimenti, di obbedire alla norma che prevede un'intensificazione dei controlli di documenti alle frontiere con gli altri Paesi non appartenenti al gruppo Schengen.


Vi è, in terzo luogo, l'aspetto legato alla presidenza di turno dell'Unione europea. Primo, fra i nuovi membri entrati a far parte dell'organizzazione, il 1 maggio 2004, la Slovenia, all'indomani delle elezioni presidenziali, si troverà a dover trainare il carro del processo di integrazione europeo. Raccogliendo il testimone che le arriverà dal Portogallo, la Slovenia, dovrà mettere a punto il nuovo trattato appena approvato a Lisbona, sollecitare le ratifiche da parte dei 27 Paesi firmatari e concludere il proprio semestre con almeno questo obiettivo istituzionale. Ci riuscirà? Avrà un sistema sufficientemente solido di organi tecnici e politici a Lubiana, a Strasburgo e a Bruxelles, capace di gestire questo importante incarico internazionale?


Vi sono, inoltre, almeno tre questioni molto delicate, legate alla politica internazionale, che rappresenteranno una vera e propria prova di maturità per la Slovenia nel corso del proprio semestre di presidenza dell'Unione Europea: si fa allusione all'atteggiamento che Lubiana adotterà nei confronti dei Paesi vicini.


La Croazia, in primo luogo. Riuscirà Lubiana a non cadere nella tentazione di sfruttare la sua temporanea posizione di forza per costringere Zagabria a dover cedere alle richieste slovene, in ordine ai contenziosi bilaterali fra le due repubbliche? La questione della baia di Pirano, la Zona ittica esclusiva croata nell'Adriatico, le questioni delle rettifiche dei confini comuni sono state già affrontate nel corso dei mesi passati, ma ancora non si è giunti ad una composizione chiara delle controversie: la Croazia, nondimeno, è il primo Paese in lista di attesa, candidato a entrare nell'Ue. È importante che Lubiana non eserciti, nemmeno a livello tacito, alcun ricatto nei confronti di Zagabria. Il recente incontro di Lisbona fra Janša e Sanader, peraltro, lascia ben sperare, ai fini di una ritrovata intesa fra le due repubbliche.


La Serbia, in secondo luogo. L'Ue è coinvolta, con la Russia e gli Usa, nel delicato negoziato fra Serbia ed esponenti kossovaro-albanesi per la definizione di uno statuto definitivo del Kossovo. Riuscirà Lubiana a essere imparziale e a non lasciarsi condizionare dai propri istinti antiserbi? Riuscirà, in altri termini, a favorire un negoziato che non sia viziato da sussulti di vendetta rispetto a Belgrado? Capire il senso di responsabilità che la presidenza dell'Unione Europea implica, significa superare i dissidi del passato nel nome di un interesse superiore, quello della stabilizzazione equa dell'Europa tutta intera.


L'Italia, in terzo luogo. I rapporti fra Slovenia e Italia sono buoni e non potranno che migliorare, come si evince sia dai comuni interessi di sviluppo europeo (il Corridoio 5), sia di sviluppo locale (l'intesa fra i porti di Trieste e di Capodistria). Ma manca ancora qualcosa. Ciò viene sentito soprattutto a Trieste, città di frontierà a ridosso della Slovenia. Si tratta del dialogo reciproco sul passato. Gli interessi dell'Europa e del suo sviluppo, certo, non sono sempre direttamente collegabili con la storia e con il passato. Ma vi sono casi in cui un sereno dialogo sul passato, sulle vicende terribili legate alla seconda guerra mondiale, rappresenti una vera a propria condizione liberatoria da una tristezza e da un dolore annidatisi nella memoria della gente da almeno sei decenni. Parlare a viso aperto, insieme, senza nè reticenze, nè frustrazioni, riconoscendo senza remore la verità, per costruire quella reciproca fiducia, che elimini ogni forma di ombra sul futuro.


Questo è mancato nella dialettica bilaterale fra Trieste e la Slovenia, anche in ragione di un approccio riluttante, talvolta ostile, da parte delle presidenze Kucan e Drnovšek degli ultimi quindici anni. Venga un nuovo presidente della Slovenia, che si sieda ad un tavolo per parlare anche di questi argomenti e per stabilire con la gente un legame umano vero, foss'anche al prezzo di momenti di imbarazzo o di vergogna! Una luce condivisa sul passato rassicurerebbe molte persone e aprirebbe la strada ad una rinnovata, ulteriore collaborazione fra popolazioni confinanti, all'ombra della nascente Europa di Lisbona.

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