Tregua in porto senza firme «Noi lavoratori in ostaggio»

MarterNeri e Cpm non hanno ancora dato l’assenso all’Autorità di sistema  E un dipendente dell’impresa Alto Adriatico denuncia il clima di tensione



Non è stato ancora firmato l’accordo di “tregua” sul lavoro in porto dalle imprese convocate lo scorso giovedì in Autrorità di sistema, proposto dallo stesso segretario Mario Sommariva con l’appoggio del sindacato (presenti Saša Čulev Filt Cgil e Marco Rebez), dopo le tensioni di martedì scorso quando le operazioni di sbarco e imbarco di una nave, la Saga Wind, sono state interrotte pe l’utilizzo, da parte della MarterNeri, di due gruisti livornesi che invece di limitarsi a fare da tutor per la formazione si sono messi attivamente al lavoro salendo a bordo della nave per scaricare la cellulosa.

La stessa Autorità di sistema ha chiesto un accordo sul lavoro in attesa di completare (entro un mese) la riorganizzazione delle concessioni che prevede la trasformazione delle attuali imprese (articolo 16) in vere e propri terminalisti come prevede la legge 84 del’94.

Il documento che punta a una “pace sociale” nello scalo con la fine del far west a spese dei lavoratori per ora non ha visto alcuna firma se non l’accettazione verbale da parte di Midolini, della Cetal e dell’impresa Alto Adriatico che fa da serbatoio di manodopera per i picchi di lavoro. Due delle imprese maggiori che stanno portando avanti una “guerra di posizione” in attesa delle nuove concessioni, Compagnia Portuale e MarterNeri, da quanto risulta, non solo non hanno ancora firmato, ma non hanno dato nemmeno l’assenso verbale. L’accordo prevede che sia istituito un registro portuale dei lavoratori (i due gruisti livornesi non erano nemmeno iscritti), che per quanto riguarda le nuove assunzioni si dovrà attingere al bacino dei lavoratori dell’Alto Adriatico (articolo 17 picchi di lavoro), che le imprese facciano arrivare il loro “bisogno di piani formativi” per le maestranze che serviranno. La stessa MarterNeri dovrà mettere in piedi assieme all’impresa Alto Adriatico un programma di formazione delle maestranze che serviranno.

Se servirà personale per le navi in arrivo MarterNeri dovrà affidarsi per le operazioni in banchina alla Cpm come avveniva nel passato. E la stessa Cpm dovrà collaborare con Adriatico per la formazione. Un documento di intesa che mette in rilievo il clima di tensione che sta vivendo il porto di Monfalcone in vista della riorganizzazione delle concessioni. Un quadro che mette ben in evidenza un lavoratore della stessa impresa Alto Adriatico, Stefano Schnautz, anche a nome di tutti gli altri, considerata la stanchezza per le continue tensioni sulle spalle dei lavoratori. «Pensavo che con il tempo e con gli anni tutto si sarebbe appiattito – dice raccontando la sua storia di lavoro iniziata dalla gavetta, ora da poco confermato a tempo indeterminato – ma era solo una mia chimera. Il peso di questa situazione viene ora accentuata vista la situazione creata dalla entrata in servizio dell’azienda Marter Neri»

L’impresa Alto Adriatico, articolo 17, come «una noce tra incudine e martello lavoriamo con tutte le aziende del Porto. E siamo in una situazione scomoda. Per accontentare uno, si scontenta l’altro ma cosa possiamo fare? Noi lavoriamo, ne abbiamo bisogno, altrimenti chi porta a casa la pagnotta?». La speranza di tutti i lavoratori del Porto di Monfalcone, come ribadisce il sindacato, è quella di vedere una soluzione che possa vedere la tranquillità del lavoro con retribuzioni dignitose e regolamentate da un stesso trattamento, lasciando alle imprese il compito di portare nuovo traffico. Qualche giorno fa lo stesso segretario della Filt Cgil Čulev ha lanciato un monito: la giusta competizione sul mercato tra le varie aziende non deve pesare strumentalmente sulle spalle dei lavoratori». –

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