Trieste, 3 sale allagate al Museo Ferroviario

La spending review affonda il museo ferroviario di Campo Marzio. Tre sale, tra cui la biblioteca dove erano custoditi addirittura disegni e stampe alcuni risalenti anche al 1859, sono state seriamente danneggiate dalle infiltrazioni attraverso il tetto danneggiato dalla bora. Ma nessuno paga. Nè le Ferrovie in forza di un contratto che prevede la manutenzione straordinaria da parte del dopolavoro ferroviario, nè la Regione, nè il Comune. È disperato l’ingegner Roberto Carollo, responsabile del museo: «Per l’insufficienza di risorse, come non bastasse la proprietà ha imposto al Dlf anche la manutenzione dell’immobile contravvenendo a qualsiasi legge o regolamento verso l’affittuario. Chiediamo aiuto alla comunità che ci dia una mano a salvare questo posto unico a Trieste. Altrimenti crollerà tutto ed avremo perso tutto. Lanciamo un grido di aiuto a tutte le persone che possono fare qualcosa per salvare un immobile che fa parte della storia della città. Chi ha visto e conosce il nostro museo sa cosa andiamo a perdere. Non c’è tempo da perdere facciamo appello alle istituzioni alla cittadinanza, da soli non ce la facciamo».
L’appello parla da solo. Ma in questa vicenda c’è un elemento che assomiglia a una beffa. Ne parla lo stesso ingegner Carollo che come volontario dedica tempo e denaro a mantenere viva una tradizione che fa onore a Trieste. «A pochi metri da qui c’è un museo che non ha mai aperto e per il quale Comune e soprattutto Regione hanno pagato fior di soldi. È quello dell’immagine che doveva essere ospitato nello stabile dell’ex meccanografico. A noi sarebbero bastate le briciole. Con pochi soldi avremmo messo in ordine il tetto salvando del materiale storicamente importante. Li i soldi sono stati spesi ma il muso non esiste....».
Dice Maurizio Fontanot, volontario che si dedica con impegno a mantenere vivo il museo ferroviario. «Finora il tetto è stato rattoppato, come si poteva. Ma ora a causa della bora si è sollevato lo strato di coibentazione impermeabile e l’acqua è finita nelle sale che si trovano dalla parte dell’ufficio postale. E la beffa è che la manutenzione, per quanto straordinaria, spetta a noi che già paghiamo 7mila euro di affitto all’anno».
Continua: «Si e cercato di mettere al sicuro quanto possibile, si sono bagnati libri manoscritti disegni. Il museo dipende dal Dopolavoro di Trieste che da sempre si e adoperato a fare lavori di rattoppo sul tetto, purtroppo non definitivi, appena si riparava, dopo un breve periodo si ripresentava il problema di qualche metro vicino al precedente». «Se continua così c’è anche il rischio di un crollo», chiosa Carollo.
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