Trieste-Capodistria: nasce il porto del Mediterraneo

Boniciolli e Casar: «L’intesa si allargherà presto agli scali di Venezia, Ravenna e Fiume»
CAPODISTRIA
«Oggi non ci guardano le città di Trieste e di Capodistria, ma l’Europa intera». Il presidente dell’Autorità portuale di Trieste Claudio Boniciolli lo ha detto ieri nel momento in cui ha stretto la mano a Robert Casar, presidente di Luka Koper, nella sala del consiglio direttivo dello scalo capodistriano. Così a mezzogiorno è caduta la «cortina di ferro» tra i due porti. La fase della collaborazione è partita ufficialmente, prima che, sull’onda di come la diplomazia del ping-pong aveva aperto il dialogo tra Nixon e Mao, Trieste facesse entrare in azione la diplomazia della vela: tutti i presidenti degli scali del Nord Adriatico erano infatti stati invitati da tempo alla Barcolana di domenica prossima.


«Oggi offriamo ai Paesi dell’Unione europea - ha detto Boniciolli - un nuovo sbocco sul Mediterraneo. Credo che a questa riunione guardi con interesse l’Europa dei porti e dei trasporti. Ma soltanto mettendo assieme le forze di Capodistria, Trieste, Venezia, Ravenna e Fiume potremo offrire un’alternativa credibile al congestionamento dei porti del Nord Europa». Secondo gli analisti internazionali, tra il 2010 e il 1015 per la prima volta nella storia i volumi di traffico in Mediterraneo supereranno quelli diretti agli scali settentrionali del continente: è un’occasione da non perdere, ma che deve essere affrontata, come si dice con frase abusata, «facendo massa critica». «I nostri due porti sono vicinissimi - ha commentato subito Casar, al momento dell’arrivo di Boniciolli - c’è necessità assoluta di collaborazione».


Sono subito stati identificati i principali ambiti di sinergìa da cui partire immediatamente: azioni di marketing comune alle fiere e alle manifestazioni internazionali, implemento delle infrastrutture, scambi informatici e telematici nell’ambito della sicurezza, delle misure antiterrorismo, della lotta all’inquinamento, partecipazione comune a progetti Interreg finanziati dall’Unione europea, incremento del turismo nautico soprattutto nel senso di traffico crocieristico. In quest’opera di politica estera, il porto di Trieste sta attraversando una fase di energico attivismo: già venerdì sarà alla torre del Lloyd, sede dell’Autorità portuale triestina e verrà ricevuto dallo stesso Boniciolli, lo stato maggiore del porto di Fiume con in testa il direttore Bojan Hlacia che è la figura operativa di riferimento dello scalo quarnerino. In questo modo si dà già attuazione a un altro dei punti compresi nella road map tracciata ieri: l’allargamento della cooperazione appunto anche al porto di Fiume.


E la visita capodistriana sarà restituita ai primi di dicembre allorché Casar e i suoi collaboratori saranno a Trieste. In direzione Ovest, va considerato che Boniciolli e il segretario generale Martino Conticelli vengono proprio dall’Authority di Venezia e non dovrebbero avere difficoltà nel proseguire nel solco di collaborazione già tracciato dai sindaci Roberto Dipiazza e Massimo Cacciari. Ieri per la trasferta a Capodistria, Trieste ha messo in campo un quintetto ai massimi livelli del top managment: oltre a Boniciolli e a Conticelli anche il responsabile della Direzione amministrazione e demanio Aldo Cuomo con la dirigente Francesca Trampus e il dirigente del Servizio sicurezza e ambiente Fabio Rizzi.


A presidiare il quartier generale triestino sono rimasti due soli dirigenti: il responsabile della Direzione controllo e coordinamento Antonio Gurrieri e il responsabile della Direzione tecnica Michele Pacciani. Robert Casar era invece affiancato dal vicepresidente di Luka Koper, Aldo Babic, da Marjan Babic componente del board managment e da Milan Pucko responsabile della Direzione marketing e sviluppo. La delegazione triestina è arrivata in anticipo, a mezzogiorno meno dieci attesa da una selva di cameramen, fotografi e reporter soprattutto sloveni, segno evidente che anche al di là di quel confine che cadrà il 21 dicembre l’evento è stata considerato storico.


«Forse il porto di Trieste ha intenzione di acquistare una parte di Luka Koper?», ha chiesto una giornalista slovena. «È un’operazione impossibile per la stessa forma giuridica delle Autorità portuali italiane che sono enti esclusivamente di indirizzo e di controllo», ha risposto Boniciolli. L’opinione pubblica slovena sembra particolarmente attenta sulla questione della proprietà del porto, tanto che i sondaggi rilevano la contrarietà della maggioranza al tentativo di scalata che al porto di Capodistria sta dando Deutsche Bahn, cioé le Ferrovie tedesche. I dirigenti di Luka Koper alla cerimonia per il cinquantennale dello scalo non hanno fornito ai giornalisti alcuna notizia sullo stato di quella trattativa.
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