Trieste è la città più “inattiva” del Nord

Il 52% dei residenti non produce. Primato condiviso con Savona e Genova. L’età media supera ormai i 48 anni, con il 28% di anziani contro il 21 del resto del Paese
Due anziani a passeggio
Due anziani a passeggio

TRIESTE Con un’età media di oltre 48 anni e con il 28% di anziani - contro il 21% del resto del Paese - Trieste è tra le città con la quota più alta di inattivi: il 52% non lavora. Non produce. Sono 106.929 residenti su 205.722. Quando in Italia, invece, ci si ferma al 51% dice l’Istat nella mole di statistiche e tabelle che accompagnano il Bilancio comunale.

Togliendo gli under 15, non sono solo gli under 65 e pensionati, ma anche i disoccupati, inabili, insieme a studenti, casalinghe e benestanti. Il capoluogo giuliano, visto sotto queste lenti, è la peggiore realtà del Nord. Bolzano, per dire, è al 40%, Milano al 45%, così come Treviso. La città contende il primato, per ora a pari merito, solo a Savona e Genova. Proprio la Liguria, con cui il Friuli Venezia Giulia condivide i ben noti problemi di invecchiamento della popolazione. Trieste, con quel suo 52% di improduttivi, incide sulla media regionale (49%) visto che sia Udine (49,5%), che Gorizia (50,7%) e Pordenone (46,7%) possono vantare performance migliori. Più che al Veneto, alla Lombardia o al Piemonte, il capoluogo sembra tendere al modello Centro-Sud. È il caso di Terni (52%), Frosinone (55%) e, proseguendo verso giù, Napoli (60%) e Palermo (62%). Uno scenario restato grosso modo invariato negli ultimi anni: nel 2008 si viaggiava al 51,5% (106.885 su 207.151 residenti), con un incremento registrato tra il 2009 e il 2010 (53%) e, infine, il dato del 2013 (52%), confermato da quello attuale. A dimostrazione che aziende chiuse e disoccupati influenzano il quadro fino a un certo punto, visto che i valori di oggi sono più o meno quelli del 2008, l’anno che segna l’inizio della crisi economica.

«Penso che la spiegazione vada ricercata proprio nella percentuale di anziani che si trova in questa città, una situazione ben nota e con qui ci confrontiamo quotidianamente perché ciò significa un’incidenza molto rilevante sulla spesa sociale», riflette l’assessore comunale al Welfare Laura Famulari. Il ragionamento dell’assessore trova evidenza in quattro coordinate che ben descrivono la realtà demografica triestina: l’età media, come detto, di 48,4 anni, due più che in Friuli Venezia Giulia (46,4) e ben 4 del Belpaese. Oltre alle percentuali di over 65 che portano la città al 28%, più di tre punti sopra il resto della regione (24,7) e quasi 7 del dato medio nazionale. Per non parlare dell’“indice di vecchiaia”, che gli statistici calcolano mettendo in rapporto la quantità di anziani dai 65 anni in su ogni 100 giovani tra gli 0 e i 14 anni: 248,9, a differenza del 196 in Friuli Venezia Giulia e del 154 in Italia.

Ma è soprattutto “l’indice di dipendenza” a consegnare un’istantanea precisa su quello che può essere il peso effettivo degli inattivi sul totale della popolazione produttiva a Trieste: su ogni 100 residenti compresi in una fascia d’età che va dai 15 ai 64 anni, quella appunto considerata in piene forze, grava una fetta di 47 persone fatta di giovani tra gli 0 e i 14 e under 65. In Friuli Venezia Giulia sono 39,5, in Italia 33.

Triestini ai minimi storici: più over 75 che under 18
Una coppia di anziani a passeggio e, accanto, due giovani

«Sono dati che confermano la realtà in cui ci troviamo - ribadisce ancora Famualari - vale a dire una società che si rinnova molto poco, perché il tasso di natalità è molto basso. Si fanno meno figli con la conseguenza che abbiamo il numero di anziani più alto d’Italia. Dopo di che, sul discorso degli inattivi, contano anche le caratteristiche economiche del territorio: poca industria e poca impresa, come sappiamo. E quindi la crisi economica su di noi ha avuto effetti più lievi che in altre realtà italiane. Ma se i dati sono così dal 2008 - ripete ancora Famulari - vuol dire che l’economia, che sicuramente continua a impensierire, in qualche modo ha tenuto. Credo quindi che il motivo di una così alta percentuale di inattivi vada ricercato sulle quote di anziani.

Ciò comporta problematiche diverse che in altre città, visto che vanno create particolari soluzioni di welfare. Pensiamo soltanto a quante case di riposo ci sono in questa città e alla rete assistenziale pubblica pensata proprio per la popolazione più anziana, che spesso è la più fragile da tanti punti di vista. Questo ha un impatto notevole di costi. E forse, per il futuro, ci dobbiamo preparare anche a un ulteriore incremento. Naturalmente ciò non deve essere demonizzato - evidenzia Famulari - dal momento che ci sono tante persone anziane particolarmente vitali in questa città: si godono la pensione, spendono, frequentano cinema e teatri. Mi riferisco, chiaramente, a chi non versa in condizioni di disagio economico o sociale. Questa è una ricchezza ed esprime anche una qualità della vita particolarmente buona, che tante altre realtà ci invidiano. Anche se - conclude - la spesa per il welfare in questo settore, a carico del bilancio comunale, continua ad aumentare».

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