Trieste entra nel network delle 230 città mondiali ad “alto apprendimento” con il bollino dell’Unesco
il riconoscimento
Lilli Goriup
E alla fine arriva il riconoscimento delle Nazioni Unite. Assieme a Lucca, Trieste è stata inserita nella rete globale delle cosiddette città che apprendono (“Global network of learning cities”) dell’Unesco. Trattasi degli unici due comuni italiani a comparire nell’elenco che, contando quest’ultima infornata di 53 “new entry” complessive, adesso comprende 230 municipi, sparsi in 64 paesi di tutto il mondo.
Stando alle linee guida dell’Unesco, tra i prerequisiti chiave per la nomina a “learning city” c’è innanzitutto un «forte impegno nei confronti dell’apprendimento continuo (“lifelong learnig” nel testo originale, ndr) da parte del sindaco e dell’amministrazione cittadina». Questi devono inoltre dimostrare di avere una «chiara visione» su come «fornire opportunità» in tal senso a ogni membro della «comunità. Una volta ammesse, ci si aspetta che tali città partecipino alle attività della rete e producano report biennali sugli obiettivi raggiunti».
Perché la scelta è caduta nello specifico su Trieste? «Grazie alla sua posizione e alla sua storia, è un crocevia di religioni, culture e popoli», è scritto nella motivazione ufficiale Unesco: «Nota come “la città della scienza”, ha la più alta densità di ricercatori e volume di ricerca prodotta in Europa, ed è stata scelta per ospitare Esof 2020».
Il sindaco Roberto Dipiazza commenta: «Apprendimento continuo per un mondo in veloce cambiamento. L’antica città di Trieste, crocevia di scambi, linguaggi, culture e conflitti cruciali ora sta sbocciando in un’intelligente, innovativa e inclusiva città del futuro».
L’assessore comunale alle Attività economiche Serena Tonel spiega qual è stato il percorso che ha preceduto la nomina, e che cosa questa comporterà: «Entrando in questa rete internazionale di città ad alta propensione all’apprendimento diffuso, ci impegniamo a implementare tutti quegli elementi formativi, culturali e scientifici che già sono tra i nostri requisiti. Si tratta di un riconoscimento del nostro potenziale di apprendimento e formazione permanente». Permanente, nello specifico, significa «che coinvolge tutto il ciclo di vita dei cittadini», prosegue Tonel: «Presenza di enti scientifici, biblioteche, teatri, eventi culturali, musei, iniziative come la Maker Faire o Trieste Next. La candidatura era stata presentata a Esof ma era stata preparata in precedenza. C’è stato uno scambio propedeutico, finanziato dalla Regione, con la città di Modi’in che ci ha fatto da tutor (si ricordi la visita istituzionale della giunta Fedriga in Israele, lo scorso autunno, ndr). Il tutto avrà una valenza anche a livello di relazioni internazionali». —
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