Trieste, i residenti: «Il problema è sempre l’eccessiva velocità»

TRIESTE Non c’è alcun segno di frenata sull’asfalto, la ragazzina è stata travolta. Chi era alla guida della Volvo non l’ha vista? Correva troppo? Può darsi. In quel punto, in quel maledetto punto, le auto sfrecciano. Letteralmente. In ogni momento della giornata. Può aver contribuito, forse, anche la scarsa illuminazione della zona. D’altronde alle sette del mattino, quando è avvenuto l’impatto, è ancora piuttosto buio. E di lampioni, in prossimità delle strisce pedonali, non se ne vedono.
«Qui è pericoloso», commenta un passante guardandosi attorno. «Una cosa del genere prima o poi sarebbe accaduta...». Una tragedia annunciata? Chissà. Via de Marchesetti è un rettilineo, dove vien quasi naturale pigiare un po’ più forte sull’acceleratore. Manca anche una segnaletica adeguata: un cartello con un limite di velocità semplicemente non esiste. Da Villa Revoltella in poi, verso il Ferdinandeo e oltre, sembra una lunga pista.
«Come una pista da formula uno», protesta qualcuno sui social network. Ha ragione. Basta appostarsi qualche minuto sulla strada per accorgersi che gli automobilisti non si fanno troppi scrupoli. Non si viaggia a meno di sessanta all’ora. Ma c’è chi va oltre. Lo sperimentiamo con una semplice prova: mettendoci al volante per seguire le auto che corrono di più. Ecco una Punto grigia, ad esempio, in cui ci imbattiamo all’altezza dell’incrocio con Viale al Cacciatore.
In via de Marchesetti, superato il Ferdinandeo, nel luogo esatto in cui la ragazzina è stata centrata, il contachilometri segna settanta all’ora. Ripetiamo il tutto tallonando una Passat nera. Stesso discorso. A quella velocità, ma anche molto meno, un impatto è devastante. E sono davvero poche le vetture che rallentano quando si avvicinano alle strisce pedonali per lasciar passare la gente che vorrebbe attraversare.
C’è un certo via vai da queste parti. Chi va a correre nel parco vicino, chi va a fare due passi, chi porta il cane.
«Io vengo a passeggiare ogni sera - racconta il signor Giuseppe Laurencic - le macchine vanno troppo forte. Ogni tanto - spiega indicando verso Villa Revoltella - laggiù si mettono i carabinieri e la polizia. Ma dovrebbero venire più spesso a controllare». Ecco una Yaris, con alla guida una donna di mezza età. Andrà certamente oltre i cinquanta e parla al cellulare. Ha dietro una Golf, con due anziani a bordo. Rallentano per farsi il segno della croce davanti a un mazzetto di roselline bianche appoggiato su un albero in ricordo della quindicenne. Un giovane nota la scena.
«Conoscevo la ragazza e pure la famiglia... preferisco non dire niente». Il signor Ernesto ha appena superato le strisce: «Questa è una zona pericolosa - dice scuotendo il capo - le auto passano come matte, ci vorrebbero dei dissuasori, tipo quelli che posizionano in centro città, così la gente si convince ad andare più piano». Ci sarà tempo per riflettere su come fare per rendere la strada meno rischiosa.
L’assessore comunale competente, Luisa Polli, ci sta pensando su: «Purtroppo le periferie, analogamente all’Altipiano, sono soggette a rischi maggiori - ammette -. Più ci si sposta dal centro, più gli automobilisti si lasciano andare a una guida più leggera. Davanti a una tragedia del genere dobbiamo richiamarci al senso di responsabilità dei cittadini quando si mettono al volante.
Se si rispettassero i limiti di velocità imposti dal codice della strada certi fatti non accadrebbero. Il mio impegno, nel nuovo piano della viabilità, è di inserire in vari punti della città una serie di dispositivi come i rallentatori ottici. Non solo, in alcune parti è possibile intervenire restringendo la carreggiata - aggiunge l’assessore - in modo da indurre le macchine ad andare più piano. In ogni caso - annuncia - i passaggi pedonali saranno segnalati meglio, ma stiamo ragionando anche sui dissuasori ottici. L’intenzione è creare a Trieste una mobilità lenta».
Basterà? Il dibattito è in corso. La Fiab Ulisse, ad esempio, ricorda che tra gli impegni presi in campagna elettorale dal sindaco Dipiazza compare pure la promessa di destinare il 10% dei fondi per i lavori pubblici a progetti di sicurezza per i pedoni e ciclisti.
L’associazione fa notare che ciò era stato inserito nel programma dei primi 100 giorni di mandato. In via de Marchesetti, intanto, le auto sfrecciano. Incuranti del dramma che si è consumato. Chissà se la notizia ha raggiunto pure quel poliziotto a fine turno. Sono le sei di sera, è ancora in divisa quando si siede a bordo della sua utilitaria grigia parcheggiata al Ferdinandeo.
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