Trieste, il flop della Bottega del Vino: una nuova gara per la gestione

Scaduti i tre anni di affitto gratuito concessi dalla giunta Dipiazza, ora è arrivata la disdetta della società Tergestum. Ma da tempo il locale apriva sporadicamente per feste private
Di Laura Tonero
Lasorte Trieste 04/08/10 - Castello S.Giusto, Sopralluogo Sindaco Dipiazza. Interno Bottega del Vino
Lasorte Trieste 04/08/10 - Castello S.Giusto, Sopralluogo Sindaco Dipiazza. Interno Bottega del Vino

Niente da fare. Il Comune, entro giugno, è costretto a indire un nuovo bando di gara per la gestione della Bottega del Vino, il locale all' interno del Castello di San Giusto. Chi ha preso in mano la struttura nel 2010, la Tergestum, dopo aver ridotto qual locale a spazi da destinare a cene e feste èrivate a “singhiozzo”, ha dato disdetta del contratto. Stranamente in coincidenza con il termine dei tre anni di locazione gratuita. E pensare che nel 2008, la passata amministrazione comunale guidata da Dipiazza, prima di bandire la gara per riassegnarne la gestione, per il restauro di quei locali aveva speso niente di meno che un milione e 550mila euro dei 7 milioni complessivamente spesi per restituire alla città l’intero complesso del Castello di San Giusto.

Ma è stato un flop e ora il Comune si ritrova con un locale che da oltre un anno propone solo serate ed eventi a spot, come matrimoni, rinfreschi e cene aziendali. E che per essere rilanciato necessità di una certa continuità ma pure di nuovi investimenti. Senza contare che ormai quel locale è di fatto uscito dal giro delle movida triestina. Prima le feste danzanti, poi un paio di matrimoni. Tutto tranne un serio progetto di ristorazione come era previsto da contratto. Quella che nel 2010 aveva affidato la conduzione del locale, era stata la seconda gara per la gestione della Bottega del Vino dopo che una prima era andata deserta. Unico proponente era stato Claudio Tombacco della Tombacco srl che aveva offerto 132mila euro all’anno più Iva. Subito in società con Tombacco, dando vita alla Tergestum, erano entrati Pietro Savarese, gestore di pizzerie, e il terminalista Enrico Samer.

Il contratto prevedeva che il concessionario pagasse al Comune 11mila euro al mese. Ma la passata amministrazione comunale guidata da Dipiazza aveva inserito una postilla di non poco conto nel contratto stilato il 24 marzo 2010 con i nuovi gestori. Un "vantaggio" del quale vorrebbero godere tutti i nuovi gestori di esercizi pubblici. «Per consentire un adeguato avviamento dell’attività e l'ammortamento degli investimenti, - si legge all' articolo 5 del contratto - il concessionario è esonerato dal pagamento del canone per i primi tre anni». Un bel regalo che però da alcuni mesi è terminato. Tre anni di affitti abbonati con il risultato che il locale ora è stato riconsegnato praticamente senza vita. Un bel danno per il Comune. Nell' estate del 2012 Samer e Tombacco sono usciti dalla società. Non nascondendo un po' di delusione. I due imprenditori, che però non hanno mai gestito in prima persona il locale, speravano il progetto venisse portato avanti in altro modo. La loro idea era quella di aprire un locale che intercettasse il turismo croceristico dei mega yachts, dei congressi ma alla fine la Bottega del Vino negli ultimi anni si era trasformata in una sorta di discoteca - cosa peraltro non prevista dal bando di gara - e in un ristorante aperto solo su prenotazione. Con la gestione degli eventi data praticamente in sub-appalto. Al posto di Samer e Tombacco, accanto a Pietro Savarese, era scesa in campo la Fede Group, realtà conosciuta in città per la conduzione del del ristorante all' interno dell’albergo Savoia Excelsior. Ma anche la Fede Group si è tirata fuori e la gestione è rimasta interamente nelle mani della società Agi che fa riferimento a Savarese. Di fatto a gestire il locale dal 2010 ad oggi è stato proprio Savarese.

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