Trieste, il nuovo questore Tittoni: «Manterrò alto il livello di sicurezza della città»

TRIESTE «L’impegno è mantenere l’elevato status di sicurezza che caratterizza la città, cercando di stabilire un’interazione con la cittadinanza». Una promessa, quella del nuovo questore di Trieste Irene Tittoni, da portare avanti nel solco di chi l’ha preceduta, il questore Giuseppe Petronzi, passato ora a Milano.
Tittoni, originaria della provincia di Rieti, ieri si è insediata ufficialmente in Questura. Prima dell’incontro con la stampa ha deposto una corona d’alloro in onore dei Caduti della Polizia di Stato nel famedio della Questura (con il pensiero rivolto in particolare ai due agenti uccisi nel 2019), alla presenza del vicario Aldo Mannella, del cappellano provinciale don Paolo Rakic e di una delegazione della sezione locale dell’Associazione nazionale Polizia di Stato con il labaro. Nella sua carriera Tittoni si è occupata molto di immigrazione. Più recentemente, nell’ultimo incarico di direttore del Servizio Polizia delle Frontiere e degli Stranieri, ha curato la stesura di un protocollo di attuazione del pattugliamento misto al confine italo-sloveno. Il Sap, il Sindacato di Polizia, ha dato a sua volta il benvenuto alla funzionaria confidando «nell’esperienza maturata nei precedenti incarichi in materia di immigrazione, per poter affrontare al meglio le problematiche relative al continuo e crescente arrivo di immigrati clandestini», rileva il segretario Lorenzo Tamaro.
Il flusso migratorio è pressoché incessante, sebbene attenuato in questi mesi invernali. Come intende operare a riguardo?
La mia presenza a Trieste si deve anche alla pregressa esperienza nel settore, al fine di poter intervenire con il baglio professionale che ho maturato. Comunque, dopo una fase di recrudescenza degli arrivi, ora si sta assistendo a un rallentamento fisiologico. Gestiremo il fenomeno nel pieno rispetto della dignità umana delle persone, come fanno sempre tutte le forze di polizia, visto che parliamo di esseri umani.
In questi mesi si è molto discusso delle riammissioni dei migranti.
La tematica è giuridica e investe l’interazione tra regolamenti europei e strumenti pattizi sugli accordi di riammissione. Essendo la Slovenia un Paese Ue che ha sottoscritto il regolamento di Dublino e da cui provengono i migranti, è lo Stato preposto alla trattazione delle istanze di protezione internazionale.
Quali sono le altre sfide immediate che pensa di dover affrontare a Trieste?
Mi è stata rappresentata una realtà tranquilla, le cui problematiche sono essenzialmente collegate alla microcriminalità. Come Questura siamo aperti a ricevere qualunque tipo di segnalazione e proposte, in modo da supportare al meglio la pacifica convivenza dei cittadini sotto tutti i profili.
Rivedremo i poliziotti di quartiere?
La Questura di Trieste è ben strutturata anche in termini di personale. Stiamo parlando di una delle poche realtà che può contare su un numero consistente di agenti. La presenza delle pattuglie è assicurata e sarà visibile. —
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