Trieste, il ritorno della Stadion tra l’impressionismo del fiumano Fonda e la Op Art viennese

TRIESTE Due personali all’asta. La Stadion conclude la prima parte dell’anno con una doppia mostra nella mostra. Domani sarà battuto un corpus di opere unico di Enrico Fonda, pittore nato a Fiume nel 1892, formatosi all’Accademia di Budapest e a Monaco di Baviera e morto giovane a Parigi nel ’29 (la sua tomba è al Père - Lachaise). Dopo la Prima guerra mondiale è a Firenze, dove studia la pittura macchiaiola, e a Venezia, dove entra in contatto con la Scuola di Burano, con pittori come Gino Rossi e Pio Semeghini, nel cenacolo di Ca’ Pesaro e Fondazione Bevilacqua La Masa.
Nel 1924 si trasferisce a Milano. Fonda, durante la prima parte di carriera, si dedica principalmente alla rappresentazione del paesaggio istriano nella scia della scuola impressionista. Dal 1927 si trasferisce a Parigi dove conosce Henri Matisse e approfondisce l’opera di Paul Cézanne e Pierre Bonnard ed espone al Salon d’Automne, occasione nella quale il governo francese acquista un’opera ora conservata al Centre Pompidou. Le opere all’asta il 6 luglio alla Stadion fanno parte di una più vasta collezione pervenuta alla famiglia Lassiani tramite la nonna paterna Matilde Roncevich in Lassiani, che all’epoca frequentava con continuità l’ambiente dell’artista. Le opere erano collocate nello studio notarile di Sergio Lassiani ed in seguito concesse in comodato al notaio associato.
Ma non sarà l’unico artista ad avere uno spazio così rilevante in asta. Ci sarà infatti più di una decina di opere (tra cui un’anfora) dell’artista austriaca Hildegarde Joos, una delle più importanti artiste dell’astrazione geometrica in Austria. Dal Costruttivismo alla Op Art (Optical Art) fino ai geometrismi narrativi, una carriera sviluppata in collaborazione con il compagno Harold Joos. Dal 1955 è stata membro della Secessione di Vienna, e nel 1962 è stata la prima artista a poter presentare il suo lavoro nella sala principale.
Un piccolo gioiellino da non farsi sfuggire è “Il carcerato” di Vito Timmel (mille euro la base d’asta). Si tratta di un bozzetto preparatorio per la decorazione dell’atrio del teatro “Cinema Ideal” (poi Cinema Italia) che si trovata a Trieste in via Sant’Antonio (attuale via Dante) inglobato nell’imponente palazzo della Ras di Arduino e Ruggero Berlam. Il cinema, gestito dalla Società Cinematografica Triestina, dal 1916 al 1918 diventò di proprietà di Riccardo Colledani che nel 1916 affidò a Vito Timmel, allora docente nella sezione di pittura decorativa alla Scuola per Capi d’Arte, la decorazione della fascia alta delle pareti dell’atrio.
All’asta di domani ci sono poi mobili dell’800, argenti (tra cui una zuppiera da quattro chili, 2. 200 euro la base d’asta), gioielli, una collezione d’arte orientale e una serie di ceramiche Carbet Carotti & Bettucci. Verranno battuti anche due pregiati servizi in porcellana firmati Hermes, delle rare e pregiate stoffe turche con ricami ottomani antichi e, come sempre, immancabili per la Stadion, opere di artisti triestini come Zangrando, Bergagna, Rosignano, Duiz, Lucano, Carà e Rossini. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








