Trieste, la “fioraia dello scoppio” riapre in via Baiamonti

Il negozio fu distrutto nell’esplosione del 20 febbraio che provocò due morti La storica titolare, Elvi Sedmak, ricomincia a un centinaio di metri di distanza
Di Furio Baldassi
Lasorte Trieste 14/05/15 - Via Baiamonti, Casa dello Scoppio
Lasorte Trieste 14/05/15 - Via Baiamonti, Casa dello Scoppio

Solo chi cade può risorgere. A maggior ragione se in un nanosecondo perdi la tua attività e il tuo presente, poiché il futuro è sempre in bilico. Chiedere per conferma a Elvi Sedmak: lei c’era in quel 20 febbraio che le ha cambiato la vita. Titolare di una storica fioreria al civico 71 di via Baiamonti, al piano stradale, restò miracolosamente illesa quando una fuga di gas fece esplodere i piani soprastanti. «Ero in negozio alle 14.10 - ricorda Elvi - e mi buttai sotto il bancone, pensavo fosse un terremoto...». Il suo negozio esiste ancora, spezzone beffardo e degradato di una tragedia che si è portata via due vite, quella del pensionato Aldo Flego subito e quella della sorella Marcella qualche mese dopo. Un’incredibile sciatteria degli impiantisti o una tragica fatalità, non si sa ancora. Quello che si sa è che quel moncone traballante, oltre a reclamare due vite, ha reso più difficile, molto più difficile l’esistenza di chi in quel piccolo angolo di città aveva concentrato tutto il suo lavoro. Una scintilla, un’esplosione sono bastate a rimettere tutto in discussione, a vanificare o quasi il grande impegno di Sedmak.

Della sua attività sono rimasti solo detriti putridi. «Mi hanno fatto accedere al negozio a sei mesi almeno dallo scoppio ed era un disastro. L’acqua era entrata da vari buchi sul soffitto, ed è tutto da buttare. Devo andar dentro con caschetto e mascherina, perchè l’odore è insostenibile, non c’è niente da salvare. Hanno messo dei puntelli per il soffitto, ma con l’entrata dell’acqua, anche piovana, sono crollate tutte le mensole, il posto è inagibile» spiega Elvi. Una doppia beffa, per chi nei mesi scorsi aveva dovuto pagare i lavori per la messa in sicurezza, chiedendo anche l’utilizzo di gru speciali per recuperare il recuperabile. Inutilmente, pare.

Nel delirio del momento erano arrivati persino i soliti sciacalli. Avevano portato via vasi, cesti, piante, tutto quello che c’era fuori. Gente senza coscienza, che merita disgrazie ben peggiori di quei duemila euro circa di danni patiti dalla fioraia per il furto. Una goccia nel mare, visto che per la messa in sicurezza dell’immobile si era parlato di 40-50mila euro. Soldi buttati in mare per un immobile che non c’è più e chissa quando e se verrà ricostruito. Elvi si è lasciata tutto questo alle spalle, compreso quella «scena di guerra» a base di mattoni, polvere, pezzi di pietra e cavi di ferro penzolanti. Quasi una bomba, in un rione tranquillo.

Ma la ruota, adesso, sta girando. In barba alla scaramanzia, Elvi il prossimo venerdì 13 alle 17, riaprirà l’attività. Si è spostata di qualche metro più avanti, al numero 83, stesso lato, di fronte alla farmacia, nel foro occupato in precedenza da un negozio di elettrodomestici. Sono passati nove mesi dalla tragedia. «Un periodo di tanti sacrifici e tanta burocrazia. Perchè, voglio puntualizzarlo, non ho avuto aiuti da nessuna parte, né finanziariamente né di altro tipo».

Certo, resta in ballo l’assicurazione. Ma chi ha avuto a che fare recentementente con certe cattedrali della polizza sa bene che la loro “mission”, in primis, è quella di non pagare o pagare il meno possibile, e chissà quando. «L’unica certezza - annota ancora la fioraia - è quella del rinvio a giudizio per gli indagati. Di quello che sarà della casa non so. È stata demolita una parte dello stabile, ma i muri perimetrali sono rimasti intatti, forse per poter ricostruire. A questo punto, mi interessa poco».

Adesso bisogna ricominciare da zero, dopo nove mesi di inattività, «e spero almeno che la mia clientela ritorni». Clientela importante, sia chiaro. Questo è e sarà tutto meno che un negozietto rionale. Nel recente passato si sono avvalsi dei servizi di Elvi la regina di Giordania, molti maxi-yacht di passaggio in città, ricevimenti degni di nota, gli organizzatori del G8.

«La mia clientela - conferma Elvi - è sempre stata di livello medio-alto, lavoravo con enti e anche fuori Trieste, con l’altipiano, la Slovenia. Siamo solamente io e una dipendente che ora ritorna con me e in questo periodo mi è stata di grande aiuto, meno male che c’è. Il posto nuovo ha 130 metri quadri, quasi il triplo di prima. Speriamo vada bene...».

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