Trieste, l’Authority stoppa il terminal Teseco

TRIESTE Crisi o non crisi, è l’Autorità portuale a stoppare il progetto del Terminal traghetti della Teseco all’ex Aquila la cui realizzazione si fa sempre più fumosa e lontana. La posizione viene tratteggiata dallo stesso commissario dell’Authority Zeno D’Agostino nel corso dell’illustrazione delle potenzialità dello scalo triestino alle delegazione dei Paesi che fanno parte dell’iniziativa Centroeuropea riunite a Trieste nel palazzo della Regione di piazza Unità.
D’Agostino parla del contributo di 16 milioni di euro ottenuto dall’Unione europea per la realizzazione della Piattaforma logistica grazie anche ai progetti presentati congiuntamente agli altri porti Napa e cioé Venezia, Capodistria e Fiume, «unico campo questo oltre a quello del marketing - specifica - in cui è possibile la collaborazione con gli scali vicini».
Il primo lotto della Piattaforma (sorgerà tra lo Scalo Legnami e la Ferriera di Servola) è finanziato con altri 132 milioni di cui 30 della cordata che ha vinto la gara d’appalto guidata da Icop costruzioni, ma composta anche dal terminalista Emt del Gruppo Parisi oltre che da Cosmo Ambiente e da Interporto di Bologna. «Ma c’è un altro progetto - aggiunge a questo punto il commissario dell’Authority - che è senza un operatore e al quale di conseguenza non darò inizio. Se non vi è la presenza di un operatore logistico, un progetto non può essere avviato».
Il riferimento non sfugge a chi è un minimo addentro alle questioni del porto di Trieste e infatti, a margine, D’Agostino conferma: «Il progetto è quello del terminal traghetti della Teseco. È vero, la concessione è stata firmata (quando presidente del porto era Marina Monassi, ndr) e pagano un canone. Ma questo non vuol dire ancora nulla. Non posso permettere che si costruisca un terminal per poi farlo restare vuoto». È scattata una diffida al concessionario? «Con i concessionari interloquiamo - replica il commissario - anche se non lo riferiamo ai giornali».
In questo caso, a differenza di quanto avvenuto con la Piattaforma logistica dove nella società concessionaria appaiono due operatori logistici: Emt e Interporto di Bologna, la concessione all’ex Aquila non ne include alcuno, ma è stata data a un’azienda, seppure di rilievo nazionale, specializzata nei settori delle bonifiche ambientali e dei rifiuti speciali».
«Faremo il terminal traghetti all’ex Aquila - ha dichiarato non più tardi di cinque giorni fa al Piccolo il presidente di Teseco, Gualtiero Masini - poi venderemo la società concessionaria a un fondo straniero perché noi ci occupiamo di bonifiche e non di logistica, e questa è la prassi che seguiamo per qualsiasi intervento». Ma è una procedura che evidentemente non piace affatto a D’Agostino che teme di ritrovarsi con una cattedrale nel deserto in un porto dove gli spazi non abbondano. Ciò sebbene sarebbe da mettere in conto la bonifica dei terreni che verrebbe effettuata e l’investimento di 90 milioni pianificato per il terminal.
Dopo le cause con Regione e Ezit (una ancora pendente al Consiglio di Stato, dopo essere stata però vinta dalla società pisana in primo grado), la Teseco si trova dunque a combattere con la stessa Autorità portuale. Oltre logicamente con la grave crisi che l’ha indotta a mettere in cassa integrazione straordinaria per un anno 174 lavoratori tra amministrativi e operai specializzati.
Secondo fonti sindacali il fatturato dell’azienda sarebbe crollato dai 70 milioni del 2010 ai 30 previsti nel 2015. Una crisi produttiva, economica e finanziaria sulla quale peserebbero però anche i crediti che la Teseco vanta da tempo da amministrazioni locali e dall’Ilva di Taranto (oltre 3 milioni). In queste condizioni è ancora più difficile trovare quel terminalista da far entrare in società che D’Agostino attende per scongelare il progetto.
E pensare che lo stesso Masini aveva illustrato previsioni che parlano per il nuovo terminal multipurpose di 700 navi all’anno (non solo traghetti ro-ro) con 170 dipendenti diretti e 400 nell’indotto. Conti, accusa ora l’Autorità portuale, fatti senza l’oste.
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