Trieste. Morto in casa, l'amica dorme accanto al cadavere per un mese
Bruno Cingerla, pensionato di 76 anni, vedovo e senza parenti, non era partito per una vacanza come pensavano i vicini. Era morto, da almeno un mese. La compagna dell’anziano ha continuato a frequentare regolarmente l’alloggio, mangiando e dormendo accanto al cadavere

TRIESTE.
I vicini, che non lo vedevano da tempo, alla fine hanno scoperto le ragioni della sua insolita assenza. Bruno Cingerla, pensionato di 76 anni, vedovo e senza parenti, residente in via dei Baseggio, non era partito per una vacanza con gli amici, come riferito da qualcuno, bensì era morto in casa. E non da qualche giorno ma, secondo i primi accertamenti del medico legale, almeno da un mese. Un mese durante il quale la compagna dell’anziano, una donna sulla sessantina con seri problemi mentali, ha continuato a frequentare regolarmente l’alloggio di Cingerla, mangiando e dormendo accanto al cadavere, come se nulla fosse.
Forse per paura di dover abbandonare quello che era diventato il suo rifugio, la sessantenne infatti non aveva mai segnalato il decesso. Unica accortezza presa, avvolgere in una coperta il corpo senza vita dell’uomo. Facile quindi immaginare l’incredulità dei poliziotti e dei sanitari del 118 quando l’altra sera, dopo essere stati allertati da un vicino esasperato dall’odore nauseabondo che proveniva dall’appartamento del pensionato, hanno varcato la soglia: l’alloggio al terzo piano era invaso di mosche e avvolto in un’aria letteralmente irrespirabile. La stessa che, anche ieri mattina, infestava il pianerottolo e la tromba delle scale, nonostante le finestre lasciate spalancate.
Intercettata poco dopo l’irruzione in casa e la rimozione del cadavere, la compagna del 76enne è stata portata in Questura e sentita a lungo. Lì però la donna, in stato confusionale e senza documenti, non solo non è riuscita a spiegare le motivazioni della mancata comunicazione del decesso, ma nemmeno a chiarire il suo legame con Bruno Cingerla al quale, secondo la versione fornita da alcuni vicini di casa, si sarebbe avvicinata pochi anni fa, dopo la morte della moglie dell’anziano.
A suo carico, comunque, non è stato preso alcun provvedimento. Secondo gli inquirenti non avrebbe avuto infatti alcuna responsabilità nel decesso del pensionato di 76 anni. Decesso, a detta del medico legale Santangelo, avvenuto per cause naturali, sulle quali farà comunque chiarezza nei prossimi giorni l’autopsia disposta dal pm Raffaele Tito, che ha anche fatto mettere sotto sequestro l’appartamento al terzo piano di via Baseggio 71, teatro dell’incredibile storia di degrado.
Al termine degli accertamenti la sessantenne, ufficialmente senza fissa dimora e dall’identità ancora incerta - le generalià fornite in Questura si sono rivelate inesatte - è stata riaccompagnata nella zona di Gretta e affidata alle cure del parroco del rione.
Resta da chiedersi perché i condomini dello stabile di quattro piani abbiano atteso addirittura un mese prima di dare l’allarme. Difficile immaginare che l’odore, e la presenza degli insetti, non fossero stati avvertiti prima. «Il punto - ha spiegato ieri una vicina di casa -, è che l’alloggio del signor Bruno era sempre maleodorante, perché tenuto in pessime condizioni igieniche. La puzza dei giorni scorsi, quindi, non ci ha colpito più di tanto, visto che rappresentava per così dire la regola. L’unico segnale che ci ha fatto un po’ pensare di recente è stato il cambio d’atteggiamento della sua compagna. Prima la si vedeva sempre attendere Bruno in strada. Di recente invece non lo aspettava più e chiedeva direttamente ai vicini di aprirle il portone d’ingresso, di cui evidentemente non aveva le chiavi».
Una richiesta fatta anche ieri mattina. Nonostante i sigilli posti all’appartamento, la donna infatti ha tentato di rientrare nell'appartamento del defunto. «Cosa vuol dire che Bruno non c’è più? - ha risposto ad una condomina che tentava di bloccarla -. Io devo per forza tornare dentro. Lì ho tutte le mie cose».
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