Trieste non è la città delle donne Dedicate solo 9 vie su 1342
Trieste non è una città per donne. Chi lo dice? La toponomastica. Delle 1342 strade, piazze e vie nel comune di Trieste solo 23 sono intitolate a figure femminili. Di queste solo 9 sono dedicate a donne che non siano sante, beate o madonne.
La tendenza non cambia se si valutano le intitolazioni di palazzi storici, teatri, musei giardini pubblici, strutture sportive o istituti scolastici. Sotto questo aspetto Trieste sembra “maschilista”. Basta fare due passi in città, alzare gli occhi e leggere le targhe che riportano la declinazione della via per rendersene conto. Trovarne una che riporta il nome di una donna non è facile.
Il Forun delle Donne di Trieste, l’organizzazione trasversale nata nel 2006 e che raggruppa donne provenienti da tutti i partiti, ha chiesto più volte al Comune di intitolare delle vie alle donne. «I dati mettono in evidenza la disparità che si evidenzia anche nelle toponomastica – evidenzia Ester Pacor, presidente del Forum e da sempre in prima linea nel difendere i diritti delle donne – non è possibile che non si riescano a trovare figure meritevoli anche tra le donne. Si potrebbe cominciare sistemando delle targhe fuori dalle abitazioni dove hanno vissuto donne che si sono distinte anche nel mondo del lavoro, dell’impegno sociale e culturale».
Leggendo lo stradario di Trieste sembra che nella storia di questa città e della sua società le donne abbiano avuto un ruolo marginale. A livello nazionale a lanciare un appello ai sindaci è il gruppo Toponomastica femminile che in occasione del prossimo 8 marzo, Festa della Donna, promuove la campagna “Tre donne, tre strade”. «L’amministrazione ha accolto positivamente le proposte inviateci dal Forum nonché dall’Unione Donne in Italia – evidenzia Fabiana Martini, vice sindaco e assessore alle Pari Opportunità – giovedì scorso ne abbiamo parlato in Giunta ma il problema è che in questo momento non sono reperibili vie o piazze da intitolare. Appena ne verrà individuata una la dedicheremo certamente ad una figura femminile».
Tra i nomi proposti dalla sezione locale dell’ Udi ci sono quelli della scrittrice Fausta Cialente, della fotografa Wanda Wulz e delle attrici Ave Ninchi, Elsa Merlini e Alida Valli. Ma pure quelli delle pittrici Miela Reina e Leonor Fini nonché quelli delle cantanti Fedora Barbieri o Jole Silvani. In fondo anche i nomi delle nostre strade e delle nostre piazze contribuiscono a creare la cultura di una società.
Ma chi sono le poche donne, escludendo le sante e le beate, alle quali Trieste ha riservato questo privilegio? Norma Cossetto, la giovane martire delle Foibe, è stata l’ultima figura femminile alla quale l’amministrazione comunale nell’ottobre del 2003 ha dedicato una via.
Kathleen Casali condivide con il marito Alberto l’intitolazione della piazza antistante la sede dell’Associazione Industriali. Così come Laura Petracco, l’insegnate impiccata a Trieste il 23 aprile 1944, divide l’intitolazione di una via con il fratello Silvano e Carlotta del Belgio è ricordata assieme al suo Massimiliano nella riva dedicata loro a Grignano. Le altre figure femminili della toponomastica triestina sono la poetessa Gaspara Stampa; Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte; Vittoria Colonna, una delle donne più illustri del Rinascimento; la benefattrice Sara Davis e la baronessa Cecilia de Rittmeyer.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








