Trieste ricorda Alida Valli dai mille volti

Giuseppe Bertolucci inaugurerà la rassegna-omaggio all’«Ariston» il 3 maggio
TRIESTE Una diva atipica, riservata, regale anche nei ruoli più umili, mai autocelebrativa. Questa era Alida Valli, attrice dai mille volti, che nella vita rimase fino alla fine una persona semplice. A un anno dalla sua morte, l'Associazione Alpe Adria Cinema le dedica un'ampia rassegna, «Alida Valli: una, nessuna, centomila...», dal 3 all'8 maggio al Cinema Ariston, ideata da Anna Maria Mori. I quindici titoli, presentati in ordine cronologico, ripercorrono cinquant'anni di folgorante carriera. Si parte dal dittico «Noi vivi-Addio Kira» di Goffredo Alessandrini, melodramma anticomunista lungo più di tre ore che, nel 1942, ne fece l'attrice più amata in tempo di guerra, e si prosegue con due film che la impressero definitivamente nell'immaginario degli italiani, «Mille lire al mese» e «Piccolo mondo antico» di Mario Soldati. Il programma passa, poi, dai film girati con i maestri del cinema internazionale («Il caso Paradine» di Hitchcock, «Il terzo uomo» di Reed) e italiano («Il grido» di Antonioni, «Senso» di Visconti, «La vita ricomincia» ed «Eugenia Grandet», ancora di Soldati), fino ai titoli meno conosciuti («I miracoli non si ripetono» di Yves Allégret e «Occhi senza volto» di Gorge Franju), per arrivare alla pellicola che le stava più a cuore, «L'inverno ti farà tornare» di Henri Colpi.

Infine, avremo un assaggio di come la Valli, con la sua straordinaria forza interpretativa, fu musa per entrambi i Bertolucci, che la vollero in molte loro opere e ne esaltarono la bravura anche nella maturità. Il 3 maggio, a inaugurare la kermesse arriverà Giuseppe Bertolucci, mentre in chiusura rivedremo il suo «Segreti, segreti» e «La strategia del ragno» del fratello Bernardo. Nei prossimi mesi, la rassegna diventerà itinerante: farà tappa a Firenze (dove ha sede il Laboratorio Immagine Donna, co-promotore dell'evento), a Roma, da decenni dimora dell'attrice, in alcuni istituti italiani di cultura all'estero e naturalmente a Pola, dove la Valli è nata il 31 maggio 1921 da una famiglia benestante con un nome nobile, Altenburger.

A memoria dell'iniziativa, però, rimarrà soprattutto il prezioso lavoro di rigenerazione e di ristampa che Alpe Adria Cinema, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e della Telecom, ha operato su tre pellicole trovate in condizioni critiche: «Noi vivi-Addio Kira», «La vita ricomincia» e «Il grido». Un gesto importante che rimette in circolazione film per lo più sconosciuti alle nuove generazioni e, soprattutto, ormai invisibili anche nella programmazione notturna televisiva. Ad Alida Valli, dunque, l'omaggio è doveroso. Stranamente è appena il primo, forse perché pur essendo un'interprete di grande spessore, cercò di far parlare di lei il meno possibile. Si tenne lontana dai rotocalchi e dai gossip, evitò le intrusioni della stampa nella sua vita privata. Eppure conquistò il cinema mondiale e fu una diva diversa da tutte le altre, più brava di Gina Lollobrigida, meno glamour di Sophia Loren.


«Mi sono molto battuta per realizzare questa retrospettiva - dice la direttrice artistica Anna Maria Mori, giornalista e scrittrice, in contatto con la Valli fino agli ultimi giorni. «Alida mi aveva detto "non mi importa di invecchiare, non mi pesa, ma io non voglio morire". Così, ricordandola attraverso i suoi film più importanti, è come se la facessimo vivere ancora». Ed è anche come se, tardivamente, Alida Valli tornasse a casa, al suo mare battuto dalla bora, nella città del marito, il musicista triestino Oscar De Mejo. Prima della sua uscita di scena dalla vita, ancora una volta senza clamori e in completa solitudine, l'attrice si era riavvicinata alla sua terra col pensiero, tanto da chiedere che sulla bara fosse steso lo stendardo istriano.

Misteriosa e modesta non per posa ma per riservatezza («io non sono bella, sono solo fotogenica», diceva con umiltà), la Valli costruì la sua carriera sull'abnegazione e sulla fatica di tanti ruoli studiati con passione, di un percorso teatrale di grande successo e anche di piccoli camei preziosi, come nei film di Pisolini e nelle ultime apparizioni al cinema. Fu così poco diva negli atteggiamenti che non nascose mai la sua vecchiaia: «Si vestiva, si comportava come una persona anziana, non faceva finta di essere più giovane», racconta ancora Anna Maria Mori. «Quando l'ho incontrata sul set di "Segreti segreti", nel 1984, ha tirato fuori il suo curriculum come un'attrice alle prime armi, e invece era da quarant'anni una diva internazionale».

Di lei colpivano prima di tutto gli occhi, magnetici e da cerbiatta. Proprio quello sguardo, unito alla sua aria composta e regale, l'aveva consacrata «fidanzata d'Italia» in un Paese che, a un passo dalla guerra, aveva bisogno di trovare icone di bellezza solida e familiare. Ma fu anche dark lady, popolana, moglie fedifraga, aristocratica, bellezza in vestaglia di seta del cinema dei telefoni bianchi. Fu insomma, sullo schermo e nella vita, una donna nelle sue molteplici sfaccettature, con le sue crisi e le sue passioni. «Ha cercato di essere non solo un'icona, ma carne che parla e che recita - dice Annamaria Percavassi, presidente di Alpe Adria Cinema -. È sempre stata schiva, ha tenuto la sua vita privata fuori da quella artistica fino alla fine. Non ha invaso le cronache scandalistiche, anzi le sue storie intime, a volte dolorose, sono sempre state abbastanza segrete. Poiché sapeva di questo omaggio prima di morire, aveva voluto darne comunicazione ai due figli che vivono in America. Noi, però, non abbiamo scavato nelle sue questioni private: sarebbe stato indiscreto cercare di capire il perché della sua solitudine».

Anche se fosse stata ancora in vita, Alida Valli non sarebbe venuta a Trieste a farsi celebrare, coerente con il riserbo che l'ha sempre contraddistinta e che forse è anche un tratto delle origini istriane. «Le sue radici si intravedono in tutta la sua storia umana e professionale - riflette Anna Maria Mori, istriana a sua volta -. La Valli racconta un modo di essere più tipico delle nostre terre che di Roma. In lei ho rivisto mia madre, la capacità di non arrendersi mai, di ricominciare, anche la tendenza a sentirsi sempre un po' inadeguati rispetto agli altri. Poco prima di morire si era riappropriata delle sue origini, ne ha parlato molto anche nell'ultima intervista rilasciata aò ”Giornale". Quando le ho dedicato un capitolo del mio libro "Nata in Istria" è rimasta molto colpita».
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