Trieste ricorda il sacrificio dei martiri di Sant’Antonio

«Un ricordo che deve rimanere come monito, affinché gli uomini cerchino sempre la via della pace e della convivenza, mai quella della violenza». Così si è espresso ieri sera il parroco della chiesa di Sant’Antonio Nuovo, don Roberto Riosa, nel corso della cerimonia dedicata al ricordo di Pietro Addobbati, Erminio Bassa, Leonardo Manzi, Saverio Montano, Francesco Paglia, Antonio Zavadil, medaglie d'oro al merito civile, caduti nel corso dei “Fatti del novembre 1953”.
La funzione solitamente si svolgeva nella cappella del cimitero, ma da quest’anno i promotori, cioè il Comune e la Lega nazionale, hanno preferito spostarla in centro città. «Trieste è multiculturale e multietnica – ha sottolineato il celebrante rivolgendosi ai fedeli, che hanno potuto assistere alla funzione ovviamente nel pieno rispetto delle normative anti Covid 19 – perciò è particolarmente importante che la pacifica convivenza fra tutti coloro che vi abitano sia consolidata. I morti del novembre del ’53, che ricordiamo oggi come ogni anno perirono perché fedeli a un ideale, perciò il loro sacrificio ha assunto un grande valore».
Don Riosa ha poi citato il Libro di Giobbe, «nel quale si evidenzia il principio per cui dopo la morte terrena, i fedeli possono vedere Dio», e un brano del Vangelo di Giovanni, nel quale Gesù afferma che «chi crede nel Padre avrà vita eterna, perché sarà resuscitato nell’ultimo giorno».
Alla cerimonia hanno presenziato, oltre al fratello di Pietro Addobbati, Vincenzo, il sindaco Roberto Dipiazza, l'assessore regionale Pierpaolo Roberti e il presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini, mentre attorno all’altare sono stati esposti i gonfaloni e le bandiere delle associazioni combattentistiche e d’arma. Esposto anche il gonfalone della città, accompagnato da vigili in divisa storica. —
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