Raggiri agli anziani, 8 arresti: fermata la banda delle truffe

L’indagine dei Carabinieri parte da due colpi a Muggia e Aurisina: 18 truffe scoperte e 50.000 euro recuperati. Sei indagati sotto misura cautelare, 19 a piede libero

Maria Elena Pattaro
Operazione dei carabinieri. Archivio Silvano
Operazione dei carabinieri. Archivio Silvano

Vere e proprie «aziende del crimine», che hanno come core business le truffe agli anziani. Stavolta gli inquirenti triestini hanno prove a sufficienza per contestare l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata al raggiro delle fasce deboli. È un indubbio salto di qualità quello fatto dal nuovo filone d’inchiesta “Fumo del Vesuvio 2” rispetto alla precedente maxi indagine “Fumo del Vesuvio 1”, che un anno e mezzo fa aveva fatto emergere uno spaccato simile, senza tuttavia riuscire a ricostruire nel dettaglio i ruoli della piramide criminale. Questa volta sì.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Trieste hanno smantellato una organizzazione criminale con base a Napoli, capeggiata da un trentenne del posto. La banda aveva colpito a Visogliano e a Muggia, con la tecnica del finto carabiniere. L’inchiesta, diretta dalla Procura, era partita proprio da questi due episodi con l’obiettivo di dare un volto e un nome a chi aveva ingannato i nostri anziani. Dal golfo di Trieste si è arrivati dunque a quello di Napoli.

 

Truffe agli anziani a Trieste, smantellata la banda con base a Napoli: 6 misure cautelari

Le misure

Oggi sono state eseguite le ordinanze applicative di misura cautelare nelle province di Napoli, Caserta, Salerno e Isernia. Tre presunti membri del sodalizio criminale sono finiti in carcere e presto potrebbe aggiungersene un quarto. Altri tre hanno l’obbligo di dimora nel comune di residenza con il divieto di allontanarsi da casa nelle ore notturne, mentre in dieci sono indagati a piede libero.

Finora l’inchiesta, avviata a gennaio 2025, ha portato all’arresto di otto soggetti (cinque erano stati presi in flagranza) e alla denuncia a piede libero di altri 19. Tra loro ci sono anche padre e figlio e il ventaglio di età spazia dai 18 anni agli oltre 60. C’è chi ha già alle spalle un corposo curriculum criminale in cui spiccano inchieste o condanne per fattispecie di reato analoghe a quella attualmente contestata. Le figure di alcuni degli indagati sono vicine ai clan della Camorra.

Tale dettaglio inquietante fa sospettare che la malavita organizzata allunghi i propri tentacoli su questa attività illecita, facendone un business. Sono 18 le truffe scoperte dai militari dell’Arma, mentre la refurtiva recuperata ammonta a 50.000 euro, fra contanti e gioielli. La vittima di Muggia non rientra purtroppo tra i fortunati che si sono visti restituire il maltolto.

Le investigazioni

Le indagini, come dicevamo, hanno preso le mosse il 25 gennaio 2025, quando era stata sventata una truffa ordita ai danni di una coppia di anziani. I coniugi erano stati “agganciati” al telefono da un sedicente carabiniere e convinti a preparare gli ori che un fantomatico delegato sarebbe passato a ritirare di lì a poco. La visita provvidenziale di alcuni amici aveva salvato la coppia dal tranello. Il corriere, un ragazzo di appena 18 anni, aveva abbandonato il bersaglio e, su indicazione dei suoi mandanti, aveva poi preso un taxi per raggiungere Muggia. Lì il colpo era andato a segno: il giovane si era impadronito degli ori della vittima designata.

Seguendo le tracce del corriere, identificato in pochi giorni, i “segugi” triestini hanno stanato l’intera organizzazione malavitosa: prima i mandanti e poi gli altri presunti sodali dell’associazione per delinquere in cui il ragazzo era stabilmente inserito fin da quando era minorenne. A due settimane dal colpo di Muggia gli investigatori sono riusciti a fare arrestare in flagranza il trasfertista dai colleghi di Torino subito dopo una truffa compiuta ai danni di un’anziana. La refurtiva da 33.000 euro è stata interamente recuperata.

La piramide

Attraverso indagini tecniche e mirate, il Nucleo investigativo guidato dal comandante Fabio Gentilini, ha individuato dunque l’intera struttura malavitosa, caratterizzata da una «divisione dei compiti netta e specializzata», come rimarca l’Arma. Capi, call center, manovalanza, addetti alla logistica. Il centro nevralgico era fra quartiere napoletano di Barra, dove vive il presunto boss, con gangli-chiave anche nel centro storico. Da qui partivano le telefonate-esca. «I telefonisti sono ubicati in località remote mentre gli esattori operano in loco per l’accaparramento dei proventi dei delitti – spiega l’Arma provinciale in un comunicato –. Accanto a questi sono presenti altre figure che si occupano di procacciare sim telefoniche, del noleggio di autoveicoli, della ricettazione dei preziosi, del reclutamento di manodopera occasionale, e di ogni altro aspetto di carattere logistico».

«L’attività investigativa svolta – prosegue il Comando provinciale – ha permesso inoltre di raccogliere significativi e solidi elementi di prova utili a dimostrare la connotazione associativa del sodalizio criminoso».

L’inchiesta ha permesso di sventare altri tre raggiri recuperando per intero la refurtiva. «Purtroppo nessuno è esente da questo fenomeno criminale - osserva il colonnello Gianluca Migliozzi, comandante provinciale di Trieste - per questo è importante la collaborazione di tutti i cittadini, che non devono avere timore di segnalare ai Carabinieri ogni attività sospetta».

Riproduzione riservata © Il Piccolo