Trieste, tra avanzi e sporcizia: così i migranti sopravvivono nel Silos abbandonato
A Trieste i profughi che trovano rifugio nel villaggio dimenticato del Silos sono decine, si direbbe contando la distesa di coperte termiche che punteggia il terreno. Sono quegli involucri luccicanti, di color oro e argento, che vengono distribuiti nei centri di accoglienza. Segni, anche questi, che testimoniano il cammino dei migranti lungo la “rotta balcanica”. Per dormire i migranti si sono ricavati giacigli di fortuna. Alcuni hanno messo in piedi vere e proprie capanne, costruite con pezzi di legno, pali e inferriate presi dai cantieri non distanti, quelli della linea ferroviaria e del Porto vecchio. Spazzatura ovunque. Poltiglie di avanzi di cibo misto a fango e melma, in cui si fa ormai fatica a distinguere una lattina di fagioli da una di birra o da una scatoletta di tonno. Escrementi dappertutto. Un odore vomitevole, che prende lo stomaco. Mosche e zanzare che non danno pace. Che si attaccano in faccia, in testa. Ecco dove vivono queste persone. Ecco come. Servizio di Gianpaolo Sarti, video di Massimo Silvano. QUI L'ARTICOLO
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