Trieste, minaccia di morte due operatrici del Csm: arrestato dai carabinieri
Il paziente pretendeva di poter ottenere la somministrazione di specifiche sostanze. A fronte di un diniego e a un tentativo di dialogo, l'uomo ha reagito con violenza, danneggiando anche alcuni beni

Ancora un’aggressione ai danni del personale che opera nei Centri di salute mentale. Questa volta teatro della violenza è stata la struttura di via Gambini. Dove lo scorso mercoledì pomeriggio, intorno alle 18, un giovane ha minacciato di morte due operatrici, usando anche frasi come “Ti stupro”, “Ti taglio a pezzi”, “Ti taglio la testa”.
L’uomo – un italiano preso in carico anche dal Dipartimento per le dipendenze – pretendeva di poter ottenere la somministrazione di specifiche sostanze. A fronte di un diniego e a un tentativo di dialogo del personale, ha reagito però con violenza inveendo e rivolgendo a due delle operatrici sanitarie minacce molto pesanti. Il paziente ha anche danneggiato alcuni beni in uso a quel Csm.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri che hanno arrestato il giovane. Ora si trova ai domiciliari. «Si tratta di «episodi che stigmatizziamo con forza – così la segreteria della Fials – gli operatori sanitari, per lo più donne, devono poter svolgere la loro attività di assistenza e cura nella massima sicurezza, non possono operare con la paura di essere aggrediti per cui ribadiamo la richiesta a chi di competenza di adottare ogni provvedimento necessario a rendere il posto di lavoro, qualunque esso sia, sicuro».
Poche ore prima, lo stesso Csm aveva chiesto soccorso per i problemi causati da un’altra paziente, che pretendeva di riprendere con il telefono cellulare l’attività interna del centro, cosa per altro vietata anche a tutela delle persone seguite dalla stessa struttura. In quel contesto era intervenuta la Polizia locale. Va evidenziato come a lavorare nei Csm siano soprattutto donne, che con la carenza di organico e il costante turnover si trovano in difficoltà a gestire situazioni così al limite.
Quella avvenuta mercoledì in via Gambini, come dicevamo, è l’ultimo di una lunga scia di episodi di violenza nei Csm. Il più esposto è stato in precedenza quello della Maddalena. Una situazione che si trascina oramai da tempo, un fenomeno che le aziende sanitarie tentano di fronteggiare in tutto il Paese.
Due mesi fa, allo scopo di trovare degli strumenti utili a gestire e prevenire le aggressioni agli operatori sanitari, Fials, Cgil congiuntamente ai sindacati di polizia Sap e Silp, avevano inviato ai Prefetti e ai Questori di Trieste e Gorizia e ai vertici di Asugi una richiesta di incontro, per mettere a punto un protocollo che renda più efficaci e sicuri gli interventi. I sindacati puntano a protocolli aggiornati, che prevedano la formazione per le figure coinvolte, che definiscano bene i perimetri di azione delle forze dell’ordine e dei sanitari, che semplifichino alcuni passaggi per rendere gli interventi più rapidi e efficaci, a tutela degli operatori che intervengono, della persona che va fermata e dei cittadini che potrebbero trovarsi esposti a rischi.
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