Trieste: vieta il saluto in sloveno, bufera sull’arbitro

TRIESTE «Stai zitto, qui siamo in Italia, il saluto alla nostra squadra lo fai solo in italiano». Sono queste le parole che un dirigente-arbitro del San Luigi avrebbe rivolto al capitano dei pulcini del Kras pochi secondi prima dell'entrata in campo delle due formazioni. Parole pronunciate per impedire al ragazzino di intonare il classico «Zdravo, zdravo, zdravo», che precede l’avvio di tutte le partite della squadra di Monrupino.
L’episodio, che ha fatto e continuerà a far discutere, è accaduto sabato pomeriggio sul campo in erba sintetica di via Felluga, regno dell'asd San Luigi del presidente Ezio Peruzzo. In programma c'è la partita dei pulcini, classe 2005, valida per la quinta di campionato. Sono quasi le 15 e in campo stanno per affrontarsi i padroni di casa del San Luigi A e gli ospiti del Kras Repen A, appunto la squadra di Monrupino.
Le due formazioni fanno il loro ingresso in campo e si schierano all'altezza della linea mediana del terreno di gioco. Al momento del rituale saluto tra le due formazioni, il capitano del Kras ha un momento di sussulto e incertezza. Dice un “hip hip urrà” poco convinto. Sugli spalti i genitori della squadra carsolina si guardano chiedendosi perplessi come mai il giovane capitano non abbia fatto il solito saluto in lingua slovena, il classico “Zdravo”, ripetuto tre volte, che contraddistingue un po' tutte le squadre sportive della minoranza slovena in Italia.
La partita comunque prosegue con qualche nervosismo di troppo in campo sino al triplice fischio finale. A fine partita i genitori del Kras chiedono ai ragazzi come mai il saluto alla squadra avversaria non sia stato fatto in sloveno, come sempre. Di lì il capitano racconta di come all'ingresso in campo il dirigente-arbitro, messo a disposizione della squadra di casa, abbia intimato di utilizzare esclusivamente la lingua italiana per salutare il San Luigi. Dinanzi all'accenno di protesta il dirigente-arbitro sarebbe stato irreprensibile: «Stai zitto, qui siamo in Italia, il saluto alla nostra squadra lo fai solo in italiano».
Sulla vicenda è intervenuto il dirigente del Kras nonché presidente del Consiglio provinciale, Maurizio Vidali: «Ricordando, se mai ce ne fosse bisogno, che esiste una legge italiana di tutela della minoranza e della lingua slovena, fa davvero specie che un dirigente di una società triestina, nel 2015, a 70 anni dalla caduta del fascismo, possa avere degli atteggiamenti razzisti versi i bimbi sloveni».
Vidali, evidenziando «come la serietà di una società storica come il San Luigi, che conosce bene le realtà calcistiche slovene, stoni con un simile personaggio», auspica «un allontanamento del dirigente stesso, persona in malafede che per motivi politici o etnici ha vietato a un bambino italiano di salutare in sloveno».
Ferma la replica del presidente sanluigino Ezio Peruzzo: «Non ero presente alla partita, ma conosco il dirigente-arbitro in questione e posso mettere la mano sul fuoco su di lui, è una persona serissima. Non so perché si sia verificato questo inghippo nel saluto in sloveno da parte del Kras e dico anche che mi spiace. Sicuramente però - conclude - non allontanerò il dirigente, poiché il fatto non sussiste».
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