Truffavano nel Triveneto e ripulivano i soldi ai casinò

Utilizzavano i casinò di Nova Gorica per “ripulire” il denaro sporco e, magari, riuscivano anche a farlo fruttare moltiplicandolo grazie a qualche giocata fortunata. Prendevano i classici due piccioni con una fava i componenti di una banda di truffatori sgominata dalla Guardia di Finanza di Trento.
Le fiamme gialle hanno scoperto la presunta truffa di cambio valuta ai danni di numerosi cittadini residenti in Trentino Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia ai quali sono state sottratte decine di migliaia di euro. Al vaglio degli investigatori ci sarebbero almeno ancora altre sette posizioni che coinvolgerebbero dei veneti e degli altri friulani. Tra le persone raggirate non risultano esserci persone residenti nell’Isontino.
Secondo la Gdf, che ha sequestrato 130 mila euro contraffatti, l’attività criminale era effettuata da una banda composta da cinque persone appartenenti a due famiglie sinti radicate nell’area Udinese. Tutti i componenti della banda, che tra l’altro percepivano il reddito di cittadinanza, sono stati denunciati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al riciclaggio.
Alla base della truffa c’era il cosiddetto sistema del rip-deal, operazione di cambio fraudolenta, mediante la quale si induce qualcuno a consegnare cospicue somme di denaro dietro alla promessa di un cambio particolarmente favorevole.
Le potenziali vittime - hanno accertato i finanzieri trentini - venivano selezionate tra coloro che pubblicavano inserzioni on-line per transazioni immobiliari, vendite di veicoli, di cavalli, di orologi, di gioielli e di oggetti d’arte oppure per l’acquisizioni di società. L’ingegnoso meccanismo architettato dai truffatori prevedeva una prima fase di trattativa apparentemente rivolta al bene posto in vendita, per poi passare alla operazione di cambio di denaro utile ad aggirare la normativa antiriciclaggio.
In occasione del primo incontro, il truffatore si presentava al cospetto delle vittime ostentando maniere cordiali, vestiti eleganti e arrivava a bordo di un’auto nuova e di grossa cilindrata. Dopo alcuni convenevoli, nel corso dei quali si mostrava tiepidamente interessato all’acquisto del bene dell’inserzione, il truffatore indirizzava il discorso su un’operazione di cambio o su una transazione in contanti, quindi, mostrava la disponibilità di banconote di grosso taglio, mostrando delle mazzette dove però soltanto quelle esterne erano vere. Per rafforzare l’opera di persuasione e “distrarre” ulteriormente le vittime del raggiro, un ruolo decisivo spesso lo giocava una donna molto avvenente. Una volta acquisita la fiducia della vittima, il malcapitato veniva invitato in un appartamento che si trovava nella disponibilità dei malviventi e lì il truffatore, dopo aver ricevuto il denaro pattuito, con la scusa di andare a prendere la somma oggetto della transazione, si dileguava.
Come spiegato dalla Finanza, il denaro così acquisito, nella maggior parte dei casi, veniva subito dopo “ripulito” nei casinò di Nova Gorica oppure utilizzato per acquistare orologi di pregio. —
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