Tryeste si prepara alle elezioni «Alternativa ai politici attuali»

Mentre la campagna elettorale per il 2021 inizia a scaldare i motori, un nuovo soggetto si affaccia sulla scena politica comunale. Dopo quasi cinque anni di gavetta, i giovani attivisti di Tryeste intendono presentarsi alle elezioni amministrative del prossimo anno.
Che avrebbero fatto il salto, debuttando nella corsa per il Municipio, era una voce che circolava ormai da tempo, negli ambienti della sinistra movimentista e non solo. Adesso c’è la conferma. «Non è un mistero che stiamo lavorando per costruire un’alternativa alla politica esistente», risponde al telefono Riccardo Laterza, uno dei portavoce del gruppo: ricercatore under 30, di formazione urbanista, tra le altre cose aveva animato la manifestazione antifascista “fiume” del 3 novembre 2018. Tornando a Tryeste, la sua futura forma – lista civica, movimento o altro – è ancora da definire. «Ci interessa creare un soggetto radicato, al di là del risultato elettorale», prosegue Laterza: «Molto dipenderà da quanto si farà nei prossimi mesi, dal coinvolgimento delle persone. Non vogliamo limitarci ad avere un ruolo di testimonianza ma puntiamo a influenzare l’agenda elettorale».
Come si legge sul sito del gruppo, Tryeste nasce nel 2016 con un appello promosso da 100 ragazze e ragazzi, contenente 10 proposte rivolte ai candidati sindaci arrivati al ballottaggio: «Appurato che le risposte sono state poche e i fatti ancora meno, abbiamo deciso di continuare con il nostro impegno». Tra i loro cavalli di battaglia ci sono ad esempio la fuga dei giovani da Trieste, a causa delle poche opportunità lavorative e non solo; il ruolo delle circoscrizioni e delle periferie; la mobilità sostenibile e altri temi legati all’emergenza climatica, calati nel locale. Il loro candidato sindaco? «Questione ancora lontana», riprende Laterza: «Partiamo dall’inizio, cioè dai temi, e non dalla fine del ragionamento. In ogni caso no grandi nomi, vorremmo lavorare con le persone comuni». Quanto a possibili alleanze con le forze già rappresentate sugli scranni di Palazzo Cheba, «il quadro in campo è insufficiente. Trieste non merita altri cinque anni di Dipiazza, né di tornare a un’amministrazione di centrosinistra che non porta avanti un cambiamento radicale. Cosolini ad esempio era stato eletto con proposte per superare l’area a caldo della Ferriera. Ora è stato fatto, ma a quali condizioni? Noi vogliamo creare uno spazio alternativo».
C’è sintonia invece con il Patto per l’Autonomia, su temi come «gestione dei beni comuni, economia circolare, riconoscimento dello status internazionale del Porto», conclude Laterza. Nato in Friuli, come movimento territoriale il Patto ha eletto due consiglieri regionali nel 2018 (anno in cui aveva avuto alcuni contatti con gli indipendentisti triestini di Giorgio Marchesich, ma quella è un’altra storia). Da inizio 2019 ha una sezione triestina e adesso punta a sua volta all’esordio alle comunali giuliane: «Saremo presenti alla campagna elettorale», spiega Federico Monti, coordinatore di Patto per l’Autonomia-Trieste: «Vedremo sotto quale cappello, se soli o con altri. Assieme a Tryeste lavoriamo da tempo sul territorio, tramite incontri e dichiarazioni comuni, ad esempio sul No al referendum (sul taglio dei parlamentari, ndr). Idem per i Verdi e per varie realtà associative». —
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