TURISMO DA VALORIZZARE

Si è parlato di turismo in Italia, alla giornata organizzata a Trieste dall'Associazione industriali. Turismo, voce importante della nostra economia, turismo prima azienda mondiale, turismo vecchio e nuovo, modi di intenderlo, di organizzarlo. Di viverlo e di farlo vivere. Non più fenomeno solo spontaneo, spontanisticamente gestito, ma macchina complessa nel vortice dell'economia globalizzata. Turismo d'élites, turismo di massa, congressuale, religioso, scolastico, d'affari: denominazioni diverse per dire che la gente si muove in un irrefrenabile bisogno, molto più indotto che spontaneo, di confrontarsi, di mettersi alla prova, di verificare esperienze nuove con quelle già vissute.


Miti vecchi e nuovi in un caledoscopico confondersi di popolazioni diverse, faticosamente in marcia verso un modello di vita e di pensiero meno contrapposti e difficilmente, ancor oggi, riconducibili a elementi culturali sovrapponibili. Ma le diversità sono proprio l'elemento di attuazione e di fascino, a volte purtroppo anche di scontro. Tutto ciò nella grande pentola del mercato che si contende pezzi dell'una o dell'altra parte dell'umanità inquieta; parte della quale senza la democrazia dei diritti, ma neppure dei doveri: si mescolano e si obliterano esperienze che spesso non producono virtù risanatrici, ma sono il frutto di una visione predatoria e consumistica, peraltro largamente condivisa e sollecitata dal marketing che tutto omologa.


Queste non sono considerazioni derivate da fervori moralistici, quanto piuttosto riflessioni su quanto ci sia da lavorare in questo ambito che, al di là delle evidenti ricadute economiche, può essere un'occasione per metamorfosi antropoculturali delle quali il bel Paese dovrebbe essere il faro mondiale. La ricchezza dell'Italia in opere d'arte è senz'altro cospicua, ma solo potenziale e relativa se non accompagnata da una organizzazione delle risorse fisiche e soprattutto da una straordinaria cura nella formazione delle risorse umane applicate a questo settore economico. In passato spesso si dava per scontato che l'opera d'arte in sé dovesse attrarre il turista. Questa visione è progressivamente svanita a misura che altre nazioni, paesi, luoghi del mondo andavano organizzando le loro pur limitate risorse. Proprio perché il territorio italiano è ricco, va opportunamente organizzato, fornendo al turista di varia tipologia, un repertorio di offerte articolate e facilmente accessibili.


Anche in questo ambito la tradizionale fantasia latina può essere più perniciosa che benefica, se non orientata a un obiettivo chiaro e alto: non solo fare cassa nell'immediato, ma operare sul lungo termine per consolidare percorsi turistici che, data la volubilità del cliente, possono comparire e rapidamente sparire. Se la nostra regione riuscirà a essere trainante, un altro obiettivo dell'innovazione sarà raggiunto. Né si pensi che l'impresa sia facile: convergono in questo ambito competenze disciplinari articolate e complesse, che richiedono percorsi di base innanzitutto e specializzazioni poi, di elevata qualità. Molte sono le regioni italiane che hanno ben operato ma, come sempre, in una prospettiva captativa rispetto alle regioni contermine.


La bella provincia italiana, genericamente intesa, è quella dei comuni che competono su quote di mercato ritenute tradizionali e, come tali, di facile conservazione. Questo appare anacronostico proprio perché nuovi flussi si presentano, rispetto ai quali bisogna porsi in una prospettiva non solo banalmente ricettiva e allocativa, ma di articolata esperienza e di indirizzo culturale territoriale. Il rilancio del turismo italiano non può risiedere sul ripristino di modelli triti e ritriti, stancamente stereotipici, ma va rimodellato alla luce di una proposta nazionale solida e, almeno un tanto, condivisa.

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