Turista causò l’incidente con una manovra vietata, architetto morì in ospedale dopo lo schianto: chiesti un anno e 7 mesi

Un sessantenne austriaco deve rispondere di omicidio stradale dopo il decesso, nel 2020, del 67enne Mauro Cosmini, che con il suo scooter era andato a sbattere contro l’auto condotta dal cittadino straniero

Maria Elena Pattaro
Il tratto lungo le Rive dove è avvenuto l’incidente, a destra l’architetto Mauro Cosmini, morto a 67 anni
Il tratto lungo le Rive dove è avvenuto l’incidente, a destra l’architetto Mauro Cosmini, morto a 67 anni

Si schiantò sull’auto di un turista austriaco che aveva svoltato sulle Rive a Trieste con una manovra vietata. Era il 29 agosto 2020, sei anni fa, e Mauro Cosmini viaggiava in sella al suo scooter, all’altezza della Sacchetta. Due mesi dopo l’architetto morì in ospedale per una polmonite bilaterale. Aveva 67 anni.

Ricoverato subito dopo l’impatto per una frattura al bacino, Cosmini ebbe una serie di complicanze, dovute anche a patologie pregresse. Lunedì 30 aprile il pm ha chiesto la condanna a un anno e 7 mesi, in abbreviato, per il conducente della vettura. Il sessantenne turista austriaco (J. I. le sue iniziali), deve rispondere di omicidio stradale.

Secondo la pubblica accusa, infatti, le lesioni provocate dall’impatto hanno contribuito al tragico epilogo. Di parere opposto sono invece i suoi difensori – le avvocate Anna Bembi e Alessandra Molinari –, che hanno chiesto l’assoluzione del loro assistito sostenendo che l’incidente non abbia avuto un ruolo nel determinare il decesso dell’architetto.

La parola spetta ora al giudice Giorgio Nicoli, che dovrà valutare se sussiste o meno il nesso di causalità fra i traumi provocati dall’impatto e la morte di Cosmini. Per fare luce su questo aspetto dirimente, sia il pm che la difesa si sono affidati ai propri consulenti di parte, entrambi medici legali: il dottor Fulvio Costantinides in un caso, e il dottor Enrico Belleli nell’altro. Le relazioni depositate dagli esperti restituirebbero però un quadro che lascia spazio a interpretazioni in chiave di diritto. I famigliari dell’architetto non si sono costituiti come parte civile nel processo penale a carico del sessantenne austriaco.

Dopo lo schianto, all’esito dei rilievi di legge, l’automobilista era stato sanzionato per la manovra di svolta anomala all’altezza della stazione Rogers. L’uomo, anziché girare attorno alla stazione aveva svoltato direttamente sulle Rive. La mossa inaspettata aveva fatto sì che lo scooter, che sopraggiungeva da dietro, si schiantasse contro la macchina. Il centauro non aveva fatto in tempo a frenare e nell’impatto aveva avuto la peggio, come sempre accade nelle collisioni tra una vettura e un mezzo a due ruote.

L’automobilista si era fermato immediatamente a prestare soccorso. Mauro Cosmini, sbalzato a terra, era finito al Pronto soccorso di Cattinara in codice verde con il bacino rotto. Lì per lì le sue condizioni, frattura a parte, non erano sembrate così gravi. L’uomo non era in pericolo di vita. Tuttavia, durante il ricovero il suo quadro clinico si era progressivamente aggravato. Anche sulla scorta di una patologia oncologica di cui soffriva già da tempo. A ottobre del 2020 Cosmini era deceduto in ospedale per un’insufficienza respiratoria dovuta a una polmonite bilaterale.

A quel punto la Procura aveva aperto un fascicolo per omicidio stradale nei confronti del conducente della vettura. L’inchiesta era sfociata nel rinvio a giudizio dell’imputato, che però inizialmente non aveva ricevuto alcuna notifica relativa al processo a suo carico (e in cui era difeso d’ufficio dall’avvocato Alberto Coslovich). Si era provveduto quindi a una remissione in termini dovuta appunto al difetto di notifica. Una volta accertato che l’uomo ha avuto contezza del procedimento, il processo è ripartito. E adesso, a sei anni dai fatti contestati, siamo alle battute finali. La sentenza è attesa a fine luglio.

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