«Turni 6x6 in cantiere, un fallimento»

«La nuova organizzazione del lavoro strutturata con il sistema del 6x6 a Monfalcone è un fallimento». A dirlo in maniera unanime è il sindacato al termine della riunione unitaria ieri mattina tra Rsu della Fincantieri e segreterie di Fim, Fiom e Uilm. E stato deciso che lo stato di agitazione continuerà alla Fincantieri, si è capito che si tratta di una “vertenza di lungo periodo”. Ma a decidere modi e termini delle nuove azioni di protesta saranno direttamente i lavoratori assieme al sindacato dopo le assemblee che saranno convocate in fabbrica il 10 di settembre. Continueranno molto probabilmente gli scioperi degli straordinari, saranno organizzate altre forme di protesta, e quello che si potrebbe profilare, oltre alle tradizionali azioni di lotta, è anche un’azione legale.
Il sindacato ieri ha fatto sapere che all’interno dell’azienda, per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, si stanno verificando moltissimi problemi, si stanno evidenziando numerose inefficienze, guasti e fermi macchina (sabbiatrice, plasmi, linger, sollevamenti) e che tutta questa situazione verrà fotografata, nero su bianco, in un documento. «Sarà un documento estremamente dettagliato - spiega il segretario della Fiom, Thomas Casotto - che metterà in evidenza come l’organizzazione del lavoro con i nuovi turni 6x6 a Monfalcone si sta rivelando fallimentare. Non so come sta andando negli altri cantieri. Per quanto riguarda Monfalcone però la situazione è questa. Noi siamo per l’efficienza e il lavoro. Lo spiegheremo in maniera chiara nel documento».
Il problema, spiegano Fim, Fiom e Uilm, è che la nuova organizzazione del lavoro è stata applicata unilateralmente da Fincantieri, senza raggiungere un’intesa con i sindacati. E il problema è che attualmente i rapporti azienda-sindacati sono «pessimi».
«Chiediamo che ci sia una svolta e un ripensamento sulla nuova organizzazione del lavoro - insiste Casotto - noi siamo per il lavoro, per la strada della riduzione degli appalti per far lavorare di più la gente del territorio, perchè nel cantiere ci sia più legalità». I sindacati metalmeccanici accusano l’azienda di «continuare a usare gli ammortizzatori sociali pur non essendoci scarico di lavoro, e nello stesso tempo a causa di una dichiarata mancanza di mano d’opera, ricorre all’ìuso di lavoratori in trasferta e aumenta l’appalto».
Una situazione che, denuncia ancora il sindacato, sta creando grande malcontendo e disagi tra le maestranze che vedono compromessi i rendimenti anche in quelle aree che registravano sempre ottimi risultati.
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