Ubis, firmato a Bologna l’accordo dai sindacati

La parola adesso passa ai lavoratori. Saranno loro a decidere, nell’assemblea convocata per martedì a Trieste, se ratificare o respingere l’accordo sottoscritto a Bologna, al termine di un’estenuante trattativa, da azienda e sindacati. La vertenza Ubis, l’azienda che in città si occupa di fatturazione e che garantisce un’occupazione a 87 persone e a Roma ad altre 25, e che l’Unicredit ha ceduto alla Accenture, conservando il 49 per cento del capitale, è entrata nella fase decisiva.
Dopo settimane di trattative, si è giunti all’accordo, firmato dalla Abas-Accenture e dalle sigle sindacali Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil, Ugl, Fabi, Sinfub e Dicredito. La sua entrata in vigore però è subordinata all’approvazione dei lavoratori. L’accordo prevede l’applicazione del contratto nazionale di lavoro anche per i neo assunti, garanzie occupazionali di lungo periodo, il mantenimento dei livelli occupazionali, la salvaguardia di tutti i trattamenti economici vigenti. I rappresentanti sindacali hanno però subito puntualizzato di «mantenere l’assoluta contrarietà verso qualsiasi forma di esternalizzazione. Abbiamo ritenuto essenziale – hanno precisato - la sottoscrizione di un accordo che prevede tutele superiori a quanto previsto dalla legge e dalle direttive europee».
L’obiettivo di mantenere le garanzie occupazionali per dieci anni infatti non è stato raggiunto, perché è stato limitato a cinque. A questo va aggiunto il rischio relativo alla possibilità che l’Abas possa presentare presto un bilancio passivo e perciò essere messa in liquidazione. Nel campo della lavorazione delle fatturazioni, i margini sono risibili e l’Abas potrebbe essere messa in difficoltà da una concorrente in grado di assicurare costi più bassi. Resta inoltre in piedi anche la possibilità che la maggioranza dei lavoratori opti per una causa nei confronti dell’Unicredit.
«L’articolo 2112 del codice civile prevede che il lavoratore debba poter valutare l’opportunità del trasferimento – ha spiegato recentemente l’avvocato Lidia Undiemi - e in questo contesto il parere favorevole dei sindacati non deve costituire precedente». «Va ricordato che i lavoratori sono passati da un’azienda, come l’Unicredit, che offre notevoli garanzie, a una nuova del tutto nuova nel mercato e molto piccola – ha precisato l’avvocato Ernesto Cirillo - perciò i lavoratori hanno subito una evidente perdita. Per questo è importante ricordare che ci sono 60 giorni di tempo per impugnare la cessione e 270 per ricorrere alla magistratura».
Ugo Salvini
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