Ubriachi? Sì ma tutto per colpa dei batteri

TRIESTE Un uomo di 27 anni si presenta al Pronto soccorso di un ospedale di Pechino, in Cina, in preda all’ennesimo attacco di una strana intossicazione che si porta avanti da una decina di anni e che continua a peggiorare. È palesemente ubriaco, anche se lui spergiura di non aver toccato una goccia d’alcool. La madre pensa che beva di nascosto, tanto che da anni lo sottopone regolarmente al test con l’etilometro. I livelli di alcool nel sangue di fatto sono altissimi, superando anche i 4 g/litro, l’equivalente di 15 bicchieri di whisky. Ma la cosa stupefacente è che non gli occorre bere alcool per diventare ubriaco: bastano un paio di lattine di bibite gassate una dietro l’altra.
I medici di Pechino sono frastornati e decidono di analizzare i batteri che compongono la sua flora intestinale. Trovano qualcosa di sorprendente: quasi il 20% di questi è costituita da un ceppo del batterio Klebsiella pneumoniae in grado di produrre alcool con altissima efficienza a partire dagli zuccheri semplici. Prendendo questi batteri e trasferendoli nell’intestino di un gruppo di topi, questi diventano ubriachi quando mangiano zucchero. Alla fine, il paziente guarisce dalla sua strana condizione prendendo antibiotici per tenere sotto controllo questi batteri e cambiando la sua dieta.
La storia, pubblicata su Cell Metabolism, non è soltanto un aneddoto curioso ma è di enorme interesse medico generale: più di un miliardo di persone al mondo, quasi una su tre nei Paesi industrializzati, sono affette da una condizione chiamata non-alcoholic fatty liver disease (Nafld), una malattia epatica in cui il fegato accumula grasso senza che il paziente assuma quantità significative di alcool.
Nella maggior parte dei casi questa condizione è benigna, ma in circa il 10-15% degli individui il fegato sviluppa infiammazione e le cellule epatiche iniziano a morire, fino a un quadro di grave steatosi epatica che può preludere alla cirrosi e alle sue complicanze, compreso il cancro del fegato. Analizzando un piccolo numero di individui con Nafld, i ricercatori cinesi di hanno trovato che quasi il 60% di questi di fatto alberga nel proprio intestino il ceppo di Klebsiella che produce alcool dagli zuccheri: il danno al fegato potrebbe venire da una piccola ma continua quantità alcool prodotto endogenamente, anziché da quello assunto dall’esterno.
Cureremo la steatosi epatica con gli antibiotici? Troppo presto per dirlo, ma se lo studio cinese fosse confermato sarebbe una vera rivoluzione. Nel frattempo, se esagerate con le bevute non provare a convincere gli agenti di Polizia che vi vogliono ritirare la patente che in realtà è tutto colpa dei vostri batteri intestinali: non credo che funzionerebbe. –
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