Presunta corruzione elettorale a Udine, il caso delle nomine finisce davanti al Gup: indagato il sindaco De Toni
A settembre l'udienza per discutere l'opposizione all'archiviazione. Sotto i riflettori la nomina di Daniela Perissutti ad Arriva Udine dopo l'accordo con il consigliere Salmè. Il sindaco: “Atto dovuto”

L’ipotesi di accordo stretto alla vigilia del ballottaggio tra gli aspiranti alla poltrona di primo cittadino Alberto Felice De Toni e Stefano Salmè, se provato, può integrarsi nell’ipotesi di reato di corruzione elettorale. Nella misura in cui il primo, una volta diventato sindaco, ha affidato alla moglie del secondo, candidata non eletta nella lista Io Amo Udine Daniela Perissutti, la vicepresidenza della partecipata Arriva Udine. Incarico retribuito con un compenso triennale di 70mila euro.
Sono le conclusioni a cui è giunta, qualche mese fa, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Udine, Roberta Paviotti, respingendo una prima richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero Elisa Calligaris. In quell’occasione il gip ha ordinato l’iscrizione nel registro degli indagati, accanto a De Toni, anche di Salmè e Perissutti, disponendo nuove indagini per determinare «se il patto illecito ipotizzato nell’esposto sia stato effettivamente concluso».
Come ricordato dal giudice nel provvedimento di restituzione degli atti al pm, il presunto accordo si è basato sull’indicazione di Salmè ai suoi elettori di astenersi nel turno di ballottaggio del 16 e 17 aprile 2023 al fine di favorire il candidato sindaco De Toni ai danni di Pietro Fontanini, per ottenere in cambio un posto nella partecipata Arriva Udine per Perissutti.
Tutto è nato da un esposto presentato dai consiglieri comunali di centrodestra (a esclusione di Raffaella Palmisciano) con primo firmatario Michele Zanolla. Nel documento, presentato in Procura attraverso l’avvocato Maurizio Miculan, venivano sollevati dubbi da un lato sull’accordo pre-ballottaggio tra De Toni e Ivano Marchiol (candidato a sindaco al primo turno e poi nominato assessore ai Lavori pubblici), dall’altro sul presunto patto tra De Toni e Salmè. L’ipotesi di reato richiamato dall’esposto è quello previsto dall’articolo 86 del Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali riguardante la corruzione elettorale.
L’esposto è stato presentato in Procura il 6 giugno 2024 con il pm Calligaris che il 21 gennaio 2025 ha chiesto l’archiviazione del procedimento, originariamente iscritto a carico dei soli De Toni e Marchiol, «ritenendo che i fatti oggetto di esposto fossero inidonei a integrare fattispecie di reato». Analoga valutazione di irrilevanza penale è stata formulata per le condotte di Salmè e Perissutti, ridimensionate a vicende di natura esclusivamente politica.
Ma il 6 agosto il gip, accogliendo la richiesta di archiviazione per De Toni-Marchiol, ha chiesto ulteriori accertamenti sul patto tra De Toni e Salmè. Per il gip «lo scambio tra l’astensione, non solo personale, ma anche dei propri sostenitori, e l’attribuzione di una utilità di rilievo, quale il conferimento di un incarico dirigenziale al di fuori di leciti accordi politici ed elettorali, è suscettibile di porre in pericolo la libertà e la segretezza del voto e di falsare lo svolgimento della competizione elettorale, la quale deve basarsi sul leale e pubblico confronto di idee e progetti, e non essere influenzata da scambi di favori sotterranei non verificabili dalla collettività».
Da qui la richiesta di iscrizione nel registro degli indagati anche di Salmè, Perissutti e dello stesso De Toni. Dopo aver svolto ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria, il pm, l’11 maggio 2026, ha nuovamente chiesto l’archiviazione. Una decisione che ha spinto Miculan, per conto dei consiglieri di minoranza, a presentare un’opposizione, richiamandosi alle conclusione a cui era giunto il giudice dopo la prima richiesta di archiviazione.
Un altro gip, Camilla Del Torre (il precedente giudice nel frattempo si è trasferito al civile) ha ritenuto ammissibile l’opposizione al decreto di archiviazione e ha fissato un’udienza per il 14 settembre. In quell’occasione si darà corso all’archiviazione, saranno richieste nuove indagini o, ancora, ci potrà essere un’imputazione coatta dei tre indagati.—
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