Un altro capriolo annega a Miramare

Un altro capriolo, preso dalla necessità di placare la sete causata dal caldo di questo periodo e spintosi di notte nel cuore di Miramare, è caduto e morto annegato in una delle fontane del parco, in quella sotto il parterre del bar. È il terzo caso nel corso dell’estate. L’hanno recuperato ieri, di primo mattino, quando per lui non c’era più niente da fare, i guardiacaccia della Polizia ambientale della Provincia, intervenuti in zona anche per liberare un gabbiano rimasto imprigionato in mare in una lenza da pesca abbandonata. Il pennuto l’hanno potuto salvare. Non il capriolo, che pur sapendo nuotare e pur avendo grande resistenza in acqua stavolta nulla ha potuto, essendo presumibilmente passate diverse ore dalla sua caduta, in piena notte, al momento in cui è stato avvistato. Come nei due precedenti episodi con analogo epilogo - il primo nella stessa fontana, il secondo nel laghetto dei cigni - determinante è stata la sete. Ma non solo. I bordi di quegli specchi d’acqua, infatti, sono pressoché perpendicolari al terreno. Lisci, infidi per l’ingenuità dell’animale, che una volta caduto non ha più la possibilità fisica di risalire. Può solo nuotare e nuotare finché le forze lo reggono a galla.
Il rinvenimento di ieri riporta una volta di più l’attenzione nei confronti della presenza di popolazioni di animali selvatici pronti a spingersi verso quello che noi consideriamo ovviamente il “nostro” mondo. Come confermano dalla stessa Polizia ambientale della Provincia a Miramare sono oramai coclamate le presenze sia di caprioli, e i tre recenti annegamenti lo testimoniano, che - udite udite - dei temutissimi cinghiali. Un’eredità, a quanto è dato sapere, dell’ultima stagione di interventi di risanamento del parco, in occasione dei quali si sono evidentemente riaperti certi varchi, ai confini del parco stesso, che alcuni anni fa si era provveduto a chiudere, e sempre perché le bestiole selvatiche avevano fatto sentire la propria presenza, andando ad esempio a mangiarsi le rose di Carlotta. «Sarebbe bene - ricorda il vicepresidente della Provincia con delega alla Fauna Igor Dolenc - che chi ha l’abitudine di andar per Carso, o per le zone verdi in generale, se ha una bottiglia d’acqua che non usa la vuoti lì, se trova un campo solcato da pietre o dei recipienti naturali. In effetti, in questi periodi di gran secco noi quando torniamo a casa l’acqua ce l’abbiamo, per gli animali non è così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








