Un ammiraglio torna dopo 7 anni al timone della Capitaneria: Sancilio “promosso”
l’ufficiale
La Capitaneria di porto di Trieste da ieri mattina ha di nuovo ai suoi vertici un ammiraglio. Pronto in plancia, dalla sede di piazza Duca degli Abruzzi, il direttore marittimo nonché comandante del Porto, Luca Sancilio, 58 anni e da 34 in servizio, ha tolto la controspallina da capitano di vascello per fare posto a quella con stella e àncora dorate da contrammiraglio, che è il primo livello di ufficiale ammiraglio.
Erano ormai sette anni che la Direzione marittima regionale non veniva rappresentata da un così alto grado. «Diventarlo qui a Trieste per me è stata la massima aspirazione – ha commentato il protagonista, di origini abruzzesi, durante i festeggiamenti –. Si completa così il cerchio, non posso che ringraziare la mia amministrazione per tale riconoscimento». Orgoglioso di aver raggiunto questo obiettivo, comunque «sofferto», Sancilio corona così un secondo sogno, dopo quello di aver ottenuto tre anni fa, nel 2016, il comando del capoluogo giuliano, che ora svolge con la qualifica più elevata. Una città che, primo porto commerciale in Italia, ora può fregiarsi anche di questa nuovo riconoscimento.
Davanti a una torta, con il disegno del distintivo del nuovo grado, e ai suoi «ragazzi», come chiama i propri sottoposti, «che non comando ma ho l’onore di dirigere, condividendone le finalità», commosso, Sancilio ha espresso loro piena gratitudine. Perché «un ammiraglio si sente vuoto senza il tifo del suo equipaggio», ha detto alla presenza anche della moglie e della figlia che, domenica assieme ai colleghi, gli hanno preparato una festa a sorpresa. «Non mi è mai successo di provare un sentimento così profondo di fratellanza, un afflato così vigoroso – ha detto –, che sento e percepisco come autentico e che mi fa sentire davvero un ammiraglio, non solo formalmente. Continueremo a raggiungere i nostri obiettivi, ma riusciremo a farlo solo motivandoli assieme».
Il messaggio è chiaro, lo ribadisce più e più volte all’ultimo piano della sede della Capitaneria: rispetto e riconoscenza devono essere reciproci tra l’ammiraglio e il suo staff. Chi collabora con lui ogni giorno e lo conosce bene, parla infatti di un uomo di cultura sì, ma soprattutto di una persona «che fa star bene chi lavora al suo fianco». E ciò nonostante le competenze che vengono richieste per portare avanti il team di una capitaneria, che ha il compito, tra gli altri, di vigilare sulla sicurezza di chi vive e lavora in mare e tutelare l’ambiente ittico. Molteplici devono essere inoltre le abilità degli aspiranti ammiragli che vengono esaminate ogni anno dalla commissione, rappresentata anche dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto. «Oggetto d’esame è sicuramente la capacità di gestire in modo strategico e di avere una determinata propensione alle relazioni imprenditoriali e in generale con il territorio. Ma non solo». Conta il background, ovviamente. Il curriculum di Sancilio racconta di una sequela di incarichi e studi. A partire dalla laurea con lode in Giurisprudenza, a Roma, nel 1983. Dopo essere entrato in servizio quale Ufficiale di complemento nel 1985, è poi passato in servizio permanente l’anno successivo. Il primo incarico è stato a Pescara.
Quanto al primo comando, precedentemente a Trieste, Sancilio ha guidato la Capitaneria di porto di Anzio e Termoli. E poi Siracusa, «territorio più aspro e difficile rispetto a Trieste», sottolinea. «È stato l’incarico più operativo, nel periodo più intenso, quando si contarono in tre anni 40 mila sbarchi». Nella Capitale, invece, ha operato negli uffici amministrativi del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (per sette anni nell’Ufficio legislativo) e dello Stato Maggiore della Marina. Negli ultimi tre anni a Trieste, dove rimarrà almeno ancora fino al prossimo giugno, ha lavorato in particolare per sviluppare i diversi ambiti di sua competenza e tipici della città, nell’attesa anche di ricevere questa nomina di ammiraglio. «Questo grado l’ho voluto fortemente, così come il comando di Trieste». —
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