UN DEFICIT DI CREDIBILITÀ

Immobili, auto blu e telefonini: li avessero ridotti del 5 per cento ogni volta che l’hanno annunciato, adesso sarebbero senza tetto, a piedi e si parlerebbero con i piccioni viaggiatori. Questa tara, questo deficit di credibilità lungamente accumulato andava messo nel conto. Non è stato fatto e quindi la «legge intenzione» sulla diminuzione dei costi della politica è come una vecchia banconota in lire: buona, ma in giro non la spacci.


Certo, il governo non poteva decidere per legge che Regioni, Comuni e Province diminuissero consiglieri e stipendi. Poteva solo invitarli a farlo e lo ha fatto. Poi c’è «l’autonomia» e Regioni, Comuni e Province se la prenderanno tutta e di più. Certo, non si può ridurre il numero dei parlamentari che ci sono. Si può solo dalla prossima legislatura. E poi questo è un paese dove, se il governo fissa a 600 metri di altitudine la quota per essere «comunità montana» e incassare di conseguenza, le comunità montane protestano perchè «l’altitudine è un criterio semplicistico». Se non con il metro, come mai si dovrebbe allora definire la «montanità», come uno stato d’animo? Certo va quindi salutata la buona intenzione e l’averla stampata, anche se sulla labile carta di «schema di disegno di legge». Ma il deficit di credibilità andava almeno in piccola parte ripianato. Subito, con gesti che non sono venuti.


Non abolendo ristoranti e barbieri alle Camere, ma cominciando da domani, all’unanimità degli eletti, a pagarli a prezzo di mercato pasti, barba, capelli, messa in piega e pure gelato se gli va. Sospendendo subito la validità delle convenzioni su treni ed aerei per parlamentari. Riducendo subito del 5 per cento i fondi alla stampa di partito. E istituendo immediatamente, da parte di Comuni, Province e Regioni, un «fondo risparmio» fatto con l’un per cento dei fondi ad personam di cui consiglieri e assessori godono per convegni, sagre e sponsorizzazioni. Con questi e altri simili gesti su cui la fantasia del ceto politico non si è esercitata, i costi della politica si sarebbero abbassati di un niente, di molto meno del miliardo e trecento milioni che il disegno di legge stima «a regime», cioè quando sarà legge davvero, se legge davvero sarà. Però si sarebbe e di molto intaccato il deficit di credibilità.


Che invece resta intatto e fa del dubbio puro buon senso: se non risparmiano oggi un euro di spesa, domani spenderanno il 25 per cento in meno dei quattro miliardi di costi della politica? Però, ad essere onesti, un’attenuante ce l’hanno. Quei quattro miliardi non finiscono tutti come favola qualunquistica vuole nelle «loro» tasche. Rinforzano invece il reddito di cittadini fornitori, artigiani, imprenditori, consulenti e professionisti vari, perfino di lavoratori precari e socialmente utili e pure inutili. Alla tavola imbandita dei costi della politica siede anche la società civile, anche per questo è cosë difficile sparecchiare ed è quasi impossibile credere al nuovo, ennesimo cartello con sopra scritto: oggi non si risparmia, domani sì.

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