Un fondo a Ronchi per famiglie povere

Istituito dal Comune che ha pure deciso di rivedere i regolamenti per rendere più celere l’accesso ai contributi
Di Luca Perrino

RONCHI DEI LEGIONARI. Pratiche più celeri e un fondo creato appositamente dalla giunta per venire incontro ai casi più difficili. Queste le misure adottate a Ronchi dei Legionari per cercare di alleviare i tanti problemi che attanagliano oggi le famiglie della città, costrette a fare i conti con il lavoro che manca e con tante spese da sostenere. Su proposta dell'assessore alle Politiche sociali, Enrico Masarà, l'esecutivo ha dato mandato all'ufficio assistenza di provvedere alla completa revisione dei regolamenti per l’accesso ai contributi economici e per l’integrazione delle rette delle residenze per anziani e ciò per un equo trattamento nei confronti dei cittadini. Viene poi creato un unico nuovo capitolo di spesa denominato “Fondo straordinario di sostegno”, alimentato autonomamente anche dalla stessa giunta, il cui funzionamento sarà ordinato dal nuovo regolamento comunale. Esso prevede di accorpare le precedenti iniziative dell’amministrazione comunale a favore dei meno abbienti ovvero, il contributo comunale per l’assistenza sanitaria agli indigenti (10mila euro), il contributo comunale per pagamento bollette consumi domestici e acquisto generi di prima necessità (18mila euro), quello per l'assistenza abitativa (20mila euro) e contributo comunale per l'abbattimento dalla Tia, che si affianca a quello analogo della carta famiglia, (8.100 euro). Si prevede, poi, una rimodulazione dell’Isee e quindi la maggior parte delle tariffe per accedere ai servizi di welfare, in base ai carichi familiari di chi chiede i servizi stessi. Se una famiglia ha più figli, ma anche o genitori anziani a carico, o un componente disabile, paga meno, a parità di reddito, rispetto a chi questi carichi di famiglia non ce li ha. Il fondo sarà attivo tutto l’anno sino ad esaurimento, sulla base di domande legate alle contingenze, anziché essere oggetto di bandi periodici. «In tempi in cui il patto di stabilità non consente nuovi investimenti, neppure sul futuro delle nuove generazioni – sono le parole di Masarà - il costo zero si ottiene solamente rimodulando, di conseguenza, anche le tariffe ed i benefici. Pertanto, a parità di budget, saranno i nuclei familiari con i carichi più elevati ad ottenere il massimo, riducendo le disponibilità per gli altri nuclei».

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