UN PAESE DISORIENTATO

Settimana divertente quella appena trascorsa: ne sono davvero successe di tutti i colori per la gioia dei media, il sollazzo dei sudditi e l'inquietudine (?) dei potenti. Puntualmente tutto ha lasciato tracce negli orientamenti di opinione. Cominciamo distinguendo fra eventi per così dire normali (roba che accade anche da altre parti) e eventi peculiarmente nostrani con qualche 'lieve' tratto di anomalia. La frattura che si profila fra laici, laici fondamentalisti e cattolici fondamentalisti ad esempio ha sapore planetario. Se appena ci guardiamo attorno ci accorgiamo che sono i partiti religiosi a decidere le maggioranze in Israele, che sono ben due i ”predicatori” in campo nella corsa per la presidenza degli Stati Uniti (senza contare Obama molto amato dalle elites liberal, ma a suo modo anche lui un predicatore), che i partiti religiosi o le leadership religiose appaiono infine decisive in larghissima parte dei paesi islamici.


Non deve stupire quindi che ci sia un po' di tensione anche in Italia, protagonisti un Papa non certo in debito di copertura mediale e una sessantina di ragazzi su svariate decine di migliaia che frequentano la Sapienza. Per la gioia dei fondamentalisti dell'una e dell'altra parte, la micro-minoranza si impone e Ratzinger rinuncia. Visto il clima costruito dai media c'era da aspettarselo e comunque il percorso è segnato: si apre anche da noi la madre di tutte le battaglie, quella sui valori. Il primo confronto vede Papa Ratzinger raccogliere due terzi dei consensi secchi della popolazione. Stupisce invece che lo stato pur ”provando” a venire a capo del problema della immondizia in Campania, delle interruzioni dei pubblici servizi, delle infiltrazioni camorristiche, sembra che per ora non ce la faccia. Anche in conseguenza di ciò non deve stupire il sotterraneo smottamento in atto a livello di opinione pubblica verso un involucro statuale con forti contenuti federalistici: rispetto alla primavera del 2006 quando i contrari alla devolution bossiana prevalsero nettamente, oggi riscontriamo un nettissimo prevalere dei favorevoli.


Forse è meno grave di quanto sembri: in fondo grandi tensioni autonomistiche sono presenti in svariati paesi europei Gran Bretagna compresa. Stupisce invece parecchio che la signora Mastella venga a scoprire dalle agenzie di stampa di essere agli arresti domiciliari; stupisce che la magistratura scopra oggi un modo di fare politica che caratterizza buona parte del paese (vasti pezzi di Nord compreso) dalla nascita stessa della Repubblica e che lo consideri ”delittuoso”; stupiscono tutti quegli italiani che a quel modo di fare politica mostrano un entusiastico attaccamento e ora proclamano tutto il loro sdegno. Quest'ultimo aspetto a dire il vero preoccupa: ha infatti le stesse caratteristiche e buona parte dell'intensità che i sondaggi registravano ai tempi di tangentopoli. In conseguenza di ciò non stupisce affatto che il governo e il primo ministro vedano ulteriormente scendere la loro popolarità.


È rimasto deluso invece chi si aspettava un qualche piccolo passo avanti sul possibile accordo per una nuova legge elettorale: a destra, a sinistra e al centro è buio pesto e non c'è traccia di alcuna possibile condivisione. Vedremo se si tratterà di una passeggera miopia o se siamo di fronte alla stessa cecità dei primi anni Novanta. Settimana tormentata dunque quella che ci lasciamo alle spalle, salvo per una attesa conferma (i cavalli di razza non tradiscono mai!): a dispetto delle veglie di preghiera, il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro è stato condannato a cinque anni di carcere per ”favoreggiamento” nei confronti di alcuni boss mafiosi. L'ineffabile Salvatore resta al suo posto.

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