Un parco fotovoltaico al posto della discarica ex Solvay di San Pier

Laura Blasich/SAN PIER
A San Pier d’Isonzo l’area privata, utilizzata in passato come discarica del carbonato di calcio prodotto come scarto dalla Solvay a Monfalcone, punta a riconvertirsi in parco fotovoltaico.
L’ipotesi avanzata da una società d’intesa con la proprietà del terreno, collocato tra l’autostrada A4 e la stazione elettrica di Redipuglia, è stata accolta in modo positivo dall’amministrazione comunale, che nell’ultima consulta urbanistica ha presentato la proposta di variante al Piano regolatore per modificare la destinazione d’uso del terreno da area verde a servizi.
L’operazione mira a sfruttare i contributi regionali per la realizzazione di impianti fotovoltaici fino a 1 megawatt di potenza, come ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici e urbanistica Lorenza Martellos, e per questo motivo l’area verrebbe frazionata in tre porzioni per realizzare tre impianti distinti.
«Un terreno sarebbe infrastrutturato a cura della società, uno a cura del proprietario attuale delle aree e uno a cura del Comune, tramite project financing – prosegue Martellos –, con uno strumento che consentirebbe la compartecipazione agli utili, introitando tra i 30 e i 40 mila euro l’anno per vent’anni».
Per l’assessore ai Lavori pubblici non è questo però il risultato principale dell’iniziativa, ma la possibilità di vedere risanata un’area utilizzata come deposito di materiali di risulta dalla Solvay. «Modificando la destinazione d’uso – spiega –, cambiano i parametri dell’intervento di bonifica, che diventa meno costoso e quindi sostenibile, soprattutto all’interno di un’operazione complessiva come quella della creazione di un parco fotovoltaico. Sono soluzioni con cui ci siamo confrontati in modo preventivo con la Regione e Arpa».
In caso contrario, secondo Martellos, il privato proprietario dei terreni non sarebbe mai in grado di affrontare la spesa per il risanamento del terreno, che dovrebbe quindi essere effettuata dal Comune, e quindi dalla collettività, in attesa di rivalersi. La variante andrà quindi in adozione nella prima seduta utile del Consiglio comunale, ma il gruppo di minoranza San Piero idee in Comune, che nella Consulta urbanistica è rappresentato dal consigliere Ferruccio Mohorac, non è per nulla soddisfatto dalla gestione della vicenda da parte dell’amministrazione comunale
«Non contestiamo il progetto – afferma Mohorac –, che peraltro la Consulta non ha potuto nemmeno vedere, ma il metodo: quello di portare una variante fatta e finita, con tutto già deciso, senza poter vedere il progetto o qualsiasi altro documento. Che parere potrebbe dare la Consulta?». Mohorac si chiede inoltre se il motivo di «tutta questa segretezza sia perché c’è qualcosa da nascondere».
La minoranza si domanda inoltre perché non siano «state analizzate le domande di variante degli altri cittadini, che giacciono da anni inevase nei cassetti del Comune».
«Adesso ci sarà il passaggio obbligato in Consiglio comunale, ma, a maggioranza, siamo sicuri che la variante sarà approvata – prosegue Mohorac –, ma questa volta l’amministrazione risponderà ai cittadini di una scelta politica che ha voluto fare e del modo, sicuramente, anti democratico con cui l’ha portata a termine». —
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