Un patto del lavoro tra sindacati ed enti per combattere il nuovo caporalato

Caporalato “reinventato”, mimetizzato. E sfruttamento da lavoro nero o grigio. Fenomeni infiltratisi anche in settori insospettabili e ad alta specializzazione. “Conversazioni su lavoro...dignità e caporalato” ieri al MuCa di Panzano, per l’organizzazione delle Acli provinciali con il patrocinio del Comune di Monfalcone. A moderare il giornalista de Il Piccolo, Giulio Garau. Tra i partecipanti, il presidente nazionale Acli, Roberto Rossini, il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ed il sindaco Anna Maria Cisint. La presidente delle Acli, Silvia Paoletti, ha esordito: «Un lavoro senza libertà diventa una sottomissione, chiamiamola schiavitù moderna. È un terreno insidioso che va affrontato, il fenomeno va visto e ne vanno compresi i termini». Su tutto la necessità di recuperare appieno il valore del lavoro e porre la dovuta attenzione alle “distorsioni”.
Il caporalato attraversa settori diversi e gli strumenti per combatterlo devono essere più efficaci, ha affermato l’assessore regionale a Lavoro e Formazione, Alessia Rosolen, manifestando preoccupazione per un’«azione di reale contrasto allo sfruttamento del lavoro». Ha aggiunto altro: «La Regione continua a investire sulla formazione, ora anche su mirati corsi su commessa di alcune aziende. Spesso però le stesse imprese che ci chiedono i corsi ad alto livello poi non assumono coloro che li hanno seguiti, preferendo candidati a più basso costo». Ha parlato della prossima modifica della legge regionale 15/2005, ripartendo dalla «centralità del lavoro».
Il tutto auspicando che a livello nazionale, dopo questa seconda crisi strutturale «si ricominci a pensare al tema del lavoro di qualità e dignità, affrontando il fenomeno del caporalato, che non può essere ricondotto alla mera regolarizzazione degli immigrati».
Sul tappeto il «lavoro grigio», basato su contratti che tutelano solo il datore di lavoro. La presidente di Coldiretti Gorizia, Angela Bortoluzzi, ha chiamato ad un’alta attenzione. Come sulle «cooperative senza terra», avviate da datori di lavoro dell’Est europeo con dipendenti connazionali retribuiti secondo le regole dei loro Paesi di origine. L’artigianato isontino è stato tradotto in numeri, forniti dal presidente di Confartigianato Gorizia, Ariano Medeot. Il tasso d’occupazione nel 2004-2019 nelle imprese artigiane in Fvg è del 66,6%, rispetto alla media nazionale del 59%. Dal 2005 al 2019 nell’Isontino s’è registrato un calo strutturale di imprese, passate da 3.151 a 2.411. Attualmente lavorano 5.455 addetti, di cui 2.678 dipendenti. A Monfalcone negli ultimi 10 anni la flessione delle imprese è stata del 10,4% (specie manifatturiero e costruzioni). «A chiudere – ha detto Medeot – sono state soprattutto le imprese molto piccole, a fronte di un aumento di addetti nelle medie, spesso passate da meno di 5 dipendenti a una trentina». Fondamentale la formazione, la scuola. Gianluca Madriz, presidente della Ccia di Gorizia, ha ricordato l’accordo sull’alternanza scuola-lavoro, alla quale aderito 300 imprese. Dalla Cgil l’appello ad una chiarezza decisionale: «Servono misure incisive – ha detto il segretario provinciale Thomas Casotto – e vanno messe in campo azioni a favore delle aziende che lavorano correttamente e nella legalità». Il sindacato ha trattato anche vertenze anonime «perché nelle aziende caratterizzate dal caporalato il lavoratore che si rivolge al sindacato viene estromesso». E «la vittima finale del caporalato o dello sfruttamento – ha affermato l’avvocato Manuela Tortora – è l’imprenditoria sana, è l’intero territorio». Don Renzo Boscarol, responsabile diocesano della Pastorale sociale del lavoro, lo ha sottolineato: «La giustizia è cura delle singole persone perché ognuno ha la dignità della chiamata al lavoro, nella realizzazione di sè».–
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