UN SOSPIRO RIFORMISTA

Nel cuore della notte, come autentici giocatori d'azzardo, gli uomini del governo e del sindacato sembrano dunque aver trovato un accordo sulla riforma pensionistica. L'accordo - ancora presunto perché dovrà passare al vaglio dei lavoratori e del Parlamento - segna dunque un piccolo successo del governo e del suo conducator Prodi Romano da Bologna.


Con molti se, molti ma e una complessa serie di ”gradini” l'età di entrata in pensione degli Italiani è quindi destinata ad alzarsi di un paio d'anni andando compiutamente a regime nel 2013. Non siamo ancora come i tedeschi, gli irlandesi, gli inglesi, i belgi e gli spagnoli che vanno in pensione fra i 65 e i 66 anni - del resto Gianni Brera a proposito del gioco del calcio, sosteneva che gli italiani fossero più ”gracili” degli altri popoli europei, perché privi di una dieta a base di proteine animali - ma impercettibilmente ci avviciniamo a loro. Saltando i dettagli tecnici, le zone oscure o oggetto di discussione (commissione sui lavori usuranti, definizione dei coefficienti, modalità di finanziamento, etc) la sostanza dell'accordo segnala che nel compromesso fra le istanze più radicali del sindacato e della sinistra antagonista da una parte e le posizioni più moderate delle forze di governo (ds, margherita, laici, socialisti, radicali) è prevalso sia pure di poco un orientamento di segno riformista /moderato.Prodi dunque dopo lunghi mesi che hanno visto la sua azione di governo sotto l'ipoteca della sinistra antagonista, sulla ”madre di tutte le battaglie” ha spostato leggermente la barra in senso riformatore prendendo le distanze da Prc e Pdci evidentemente nella convinzione che quella che a torto Emma Bonino ha definito ”la sinistra comunista” (francamente non capisco cosa ci sia di ”comunista” in Bertinotti, Diliberto o Giordano) non era nelle condizioni di mettere in crisi il governo al buio, con il concretissimo rischio di favorire un rientro di Berlusconi, o la formazione di un governo istituzionale.


La riforma delle pensioni segna quindi qualche punto a favore alle forze governative e - dopo mesi di pesantissime salite - lascia intravedere un tratto di falso piano, un terreno cioè in cui la sconquassata Unione si troverà a dover gestire le normali emergenze del paese (Alitalia, legge elettorale, l'eterna questione della criminalità, la pioggia acida dell'Unipol sui vertici dei Ds, insomma nulla che vada direttamente a ”incidere” sul popolo che la vota), mentre il suo leader - dato anche lo stato confusionale dell'opposizione - guadagna un altro pezzetto di strada verso quella conclusione ”normale” della legislatura che è nei suoi personali programmi e nella sua ambizione. Un successo dunque, ma è bene ribadirlo, un successo di natura tattica: non si perde neanche un voto ma non se ne guadagna alcuno, né si creano le premesse per farlo. Si è fatto il possibile, ma questo è il paradosso più grande, questo ”possibile” non basta all'opinione pubblica.


Nel momento infatti in cui la classe dirigente appare del tutto speculare al paese che ”dirige” - dal 1945 in avanti non c'è forse mai stata una tale simmetria nelle cosiddette virtù ma soprattutto nei ”vizi” fra governati e governanti - i governati si ribellano, confusamente chiedono ”un'altra” politica, vogliono soprattutto un ”uomo”, un ”leader” capace di farsi carico delle loro inerzie, dei loro particolarismi, delle inconfessabili debolezze, qualcuno che sappia metabolizzare la loro indecisione, la loro personale incapacità di uscire dal proprio singolo ”tunnel” di cittadino, di produttore, di lavoratore, di evasore o di scansafatiche. Insomma gli elettori vogliono ”l'altro da sé”, quel ”meglio” che non sanno essere e che gli uomini attuali dell'Unione non incarnano. Va da se che se si dovesse votare domani, - in assenza del ”nuovo” - il popolo italiano si rivoterebbe con entusiasmo i ”vecchi”, quelli cacciati con una manciata di voti un po' più di un anno fa.


Ma non si vota domani e in attesa della discesa in campo di Walter Veltroni, l'ultimo (?) cavallo di razza dei progressisti italiani, la personale estate di Prodi si fa meno rovente.

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