Un teste racconta: «Ramon aveva picchiato il figlio di un pezzo grosso»

Il giorno di Carnevale 2011 s’era preso una forte dose di pugni, il volto era ricoperto di sangue. Era stato “attirato” in un vicolo del centro e picchiato da quattro uomini, napoletani. Forse non era Ramon che cercavano, ma Cristian Calderulo, detto “Crucco”. Uno scambio di persona, dunque? E poi la “confidenza” che una ragazza, Ludovica Giurin, sotto l’effetto dell’alcol aveva fatto ad un conoscente, una sera al bar, dopo la scomparsa del 40enne monfalconese: «Ramon aveva “toccato” il figlio di un pezzo grosso». Davanti alla Corte d’Assise di Trieste ieri sono sfilati i testi della difesa, rappresentata dall’avvocato Federico Cechet. Siamo alla fase finale del processo a carico di Roberto Garimberti, accusato di omicidio volontario, distruzione e soppressione di cadavere. Ramon Polentarutti, la vittima, era scomparso nell’aprile 2011, nel novembre 2012 parti di ossa erano emerse dal Valentinis, dentro un sacco di nylon impigliatosi nelle vasche di raffreddamento della centrale A2A.
Ieri il difensore ha concentrato l’attenzione su alcuni aspetti in ordine al carattere e ai comportamenti della vittima. Con il teste Elvis Zotti si è tornati al Martedì Grasso di 9 anni fa. «Ero seduto sotto il campanile del Duomo di Sant’Ambrogio – ha raccontato –. Ramon era uscito da una piccola via pieno di sangue in faccia, era pomeriggio. Era massacrato di botte. Gli avevo detto di andare all’ospedale, lui non voleva, così l’ho portato a casa di Calderulo, un appartamento a fianco al Duomo dov’era agli arresti domiciliari». A chiedergli cosa sapesse del pestaggio, ha spiegato: «So che erano in quattro, del Sud, l’avevano “tirato” nella via per picchiarlo». Era piuttosto il “Crucco” che cercavano? Zotti non ha saputo confermare se si fosse trattato di uno scambio di persona. L’alloggio dove viveva Caldarulo allora, ha sempre riferito il teste, era «di una ragazza, Ludovica Giurini. Pagava l’affitto». L’avvocato Alessandro Franco, che rappresenta la compagna di Polentarutti, Francesca Costantino, e la loro figlia, parti civili al processo, ha invitato il teste a ricordare come avesse i capelli Ramon il giorno di Carnevale. Gli ha quindi ricordato che nell’ambito delle sommarie informazioni rese ai carabinieri, nel gennaio 2012, a pochi mesi dai fatti, aveva dichiarato di «presumere che lo scambio di persona ci fosse stato perché Ramon s’era rasato la testa», rasato come Calderulo. È stato Massimo Sanson a parlare della “confidenza” al bar dopo la scomparsa del monfalconese: «Eravamo ubriachi, Ludovica mi aveva detto che Ramon aveva “toccato” il figlio di un pezzo grosso, aveva picchiato una persona che non doveva picchiare». Il difensore ha voluto sapere se la donna che all’epoca «stava con il “Crucco» avesse avuto rapporti con Ramon: «L’aveva detto Ludovica», ha risposto. Il pm Andrea Maltomini, affiancato dalla collega Laura Collini, ha chiesto come avesse reagito Ramon il giorno di Carnevale dopo l’aggressione. «Rideva, scherzava», ha detto il teste aggiungendo che «aveva fatto una vita difficile». Il difensore s’è rivolto all’ultimo testimone, Zhou Weihao, cinese, che all’epoca lavorava alla “Tartaruga” gestito dal padre, circa una sorta di “rissa”: «C’era stata una discussione – ha spiegato il teste –, mi pare che Ramon avesse dato un pugno a mio papà. Chiedeva di servirgli dell’alcol, avevamo rifiutato».—
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