Un “trincerone naturale” con 27 cimiteri

Durante la Prima guerra mondiale il Vallone svolse un ruolo organizzativo di retrovia di vitale importanza sia per l’esercito italiano, sia per quello austro-ungarico. Come ricorda lo storico Mitja Juren, dal maggio 1915 al 10 agosto 1916 servì come base logistica alle truppe austro-ungariche che difendevano dagli attacchi italiani il fronte carsico nel settore di Doberdò. Dopo la sesta Battaglia dell’Isonzo le truppe italiane irruppero nella retrovia austro-ungarica del Vallone e da quel momento “il grande solco” divenne un importante polmone logistico anche per le truppe italiane. Definito come un “trincerone naturale” ospitò reggimenti su reggimenti. Per il suo fondo terroso, fu utilizzato per le sepolture. Furono 27 i cimiteri che accolsero prima i soldati asburgici, poi quelli italiani, tanto che i sopravvissuti lo chiamarono “Il Vallone delle Croci”. Non è quindi un caso che il rettilineo di Merna sia incorniciato dai cipressi come il viale di un camposanto. Come sottolinea Juren nel testo che all’incrocio di Čukišce spiega i monumenti alla Vergine Immaccolata e ai Granatieri di Sardegna, «per la maggior parte dei soldati italiani il Vallone e le località circostanti rappresentavano una realtà ignota in cui li aveva trascinati il conflitto mondiale, ma quando si trovavano al suo interno si sentivano, in qualche modo, al sicuro. E anche quando terminavano il turno nelle infuocate trincee di prima linea, il ritorno al Vallone costituiva sempre motivo di sollievo, anche se la vista delle sempre più innumerevoli croci faceva capire che la morte era sempre in agguato». (s.b.)
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