Un video su chi resiste a mafia e ingiustizie

Io resisto, perché è grazie ai giovani che ho ritrovato la speranza». Sono le parole di Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia a Palermo nel 1992 assieme alla sua scorta, di cui faceva parte anche il triestino Walter Eddi Cosina, a fare da filo rosso al viaggio che i giovani triestini dell'associazione Libera hanno organizzato per conoscere le storie di uomini e donne che resistono alle mafie. La carovana partita da Trieste ha simbolicamente “ricucito” l'Italia dal nord al sud raccogliendo in un video “Italiani che (R)esistono” le testimonianze dei giovani di Scampia, dei terremotati dell'Aquila, di chi in Sicilia si batte contro la mafia. «Siamo partiti per fare un'esperienza di comunità – ha spiegato Giulia Mari presidente della neo costituita associazione Rime (responsabilità, impegno, memoria, educazione) in seno a Libera. Per incontrare sul territorio chi ogni giorno affronta e si oppone alla mafia e alle ingiustizie. L'obiettivo ora è quello di portare nelle scuole i nostri progetti». Il video e le iniziative dei giovani di Libera sono stati presentati ieri in Prefettura. «Il vostro è un messaggio che passa chiaramente – ha detto il prefetto Alessandro Giacchetti – e traduce i vostri sentimenti. Voi giovani rappresentate una delle parti migliori della nostra società. Penso a quelli che a Genova hanno sostenuto la popolazione e penso alla vostra iniziativa con cui avete potuto ascoltare le testimonianze di chi vuole un mondo migliore». Da ricordare infine il Presidio della legalità “Antonio Landieri” nato all'interno di Libera per ricordare un giovane disabile ucciso a Scampia nel 2004. (i.gh.)
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