UNA CADUTA ANNUNCIATA
Gli scricchiolii vengono da molto lontano, erano già cominciati parecchio tempo fa, in quel lontano giorno in cui troppi nel centrosinistra celebrarono con molta fanfara una vittoria elettorale risicatissima. Il governo di Romano Prodi, da lui guidato forse non con abbastanza energia, si sta sgretolando, lentamente, ma apparentemente in maniera irresistibile. Sembra cominciato un processo che tutti i sopravvissuti della Prima repubblica conoscono a menadito.
Alcuni ministri litigano. Diversi parlamentari prendono le distanze dalla loro maggioranza (ad alcuni di loro Berlusconi ha già promesso adeguata ricollocazione politica). Nelle commissioni il governo non riesce ad avere una maggioranza solida e perde, in maniera clamorosa, vedendo sfiduciato lo stesso Presidente della Rai-Tv. In aula, il governo va sotto, ovvero perde alcune votazioni, importanti, ma, per ora, non decisive. Sullo sfondo, la grande operazione Partito democratico, che avrebbe dovuto dare solidità accresciuta al governo di centrosinistra, si rivela, invece, quasi un agguato teso da chi desidera, nel centrosinistra, un’altra leadership, un altro assetto.
Forse il Pd si è addirittura trasformato in uno strumento atto a ottenere una licenza per la caduta e la sostituzione del governo in carica. In verità, soltanto la tenacia di Prodi mantiene in carica lui stesso, pur logorandone la capacità di governo. La conseguenza è che si andrà probabilmente a una crisi devastante, esplosiva per il centrosinistra quando tutti si riprenderanno la loro libertà d’azione e si posizioneranno, con Veltroni inevitabilmente, ma non del tutto inconsapevolmente, chiamato a salvare il salvabile, che, probabilmente, finirà per essere molto, troppo poco.
In altre situazioni, forse il capo del governo avrebbe preso l’iniziativa e avrebbe chiesto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano di dargli mandato per riscrivere la legge elettorale prima di sciogliere il Parlamento e di andare a nuove elezioni da lui stesso supervisionate.
Invece, a crollo che sembra oramai imminente, ancora non si sa se la soluzione praticabile consisterà in un governo tecnico e non si conosce neppure a grandi linee quale legge elettorale darà agli italiani una possibilità decente di scegliere fra partiti, fra coalizioni, fra candidati alla carica di primo ministro.
È un epilogo tristissimo che non è stato intelligentemente contrastato, ma che può, ancora, entro certi, molto ristretti, limiti, essere evitato nelle sue fattispecie peggiori. Temere per la qualità della democrazia italiana è, a questo punto, consapevoli dello spirito di rivalsa che anima Berlusconi, assolutamente doveroso. Evitare di mettere la democrazia costituzionale in pericolo è un compito che il centrosinistra può ancora assumere e, sperabilmente assolvere. Prima è meglio sarà.
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