Una comunità socio-educativa nell’ex amideria Chiozza

Luca Visentin / ruda

Un progetto innovativo quello dell’amministrazione comunale di Ruda, che intende dare valore a una parte di uno storico edificio ottocentesco testimone di una delle pagine più gloriose e innovative della storia della tecnica e dell'industria della Bassa friulana: l’ex casa del direttore dell’antica amideria Chiozza, ora in stato di parziale abbandono e degrado, diventerà presto la sede di una comunità socio educativa per minori.

L’idea del progetto è nata anche grazie incontro avvenuto pochi giorni fa tra il sindaco di Ruda Franco Lenarduzzi e il nuovo proprietario dello stabile Michele Zuttioni.

Dopo il vaglio da parte delle autorità per le autorizzazioni sanitarie e amministrative, l’edificio potrà ospitare circa 25 minorenni, dando così un segnale di riqualificazione non solo architettonica, ma che guarda con spirito e valori più alti alla salvaguardia e al benessere psicologico e sociale degli adulti di domani, dando supporto a coloro che hanno vissuto situazioni difficili di sofferenza o di abbandono.

«Il progetto di riqualificazione dello stabile e di sicuro interesse – ha spiegato il primo cittadino Lenarduzzi – negli anni questa amministrazione sta, pezzo dopo pezzo, lavorando intensamente per recuperare un bene prezioso come l’ex amideria ripensando nelle funzioni e gli spazi a disposizione potendo così svolgere in futuro un prezioso ruolo sociale».

Anche il proprietario dell’edificio Michele Zuttioni è entusiasta per il progetto che unirà il recupero storico del luogo con l’aiuto verso chi è in svantaggio «L’idea – dice – prevede di realizzare una comunità protetta dove i minori saranno seguiti 24 ore su 24 da educatori qualificati».

Sul territorio regionale sono presenti altre 7 strutture analoghe già in funzione, alcune come nel caso di Ruda, sorte grazie al recupero di edifici abbandonati, altre create ex novo, suscitando talvolta perplessità nei cittadini, ma che alla fine hanno accettato e preso atto della bontà dei progetti.

Proprio per quanto riguarda i possibili dubbi o timori di qualcuno, Zuttioni rassicura dicendo che «queste strutture non hanno mai causato alcun disagio alla popolazione, ma anzi hanno permesso di aiutare moltissimi ragazzi che arrivano da situazioni di disagio socio-familiare per i quali viene disposto dai servizi sociali o del tribunale un percorso di reinserimento».

Il delicato compito sarà svolto dalla cooperativa Hanna House, da anni impegnata nell’accoglienza di minori vulnerabili e nel riportarli sulla giusta strada evitando anche derive problematiche per l’intera comunità. —

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