«Una tragedia che spaventa i monfalconesi»

«Continuo a stupirmi della lontananza dei monfalconesi dall’amianto nonostante tale problema abbia fatto irruzione tragicamente in moltissime famiglie».
Chiara Paternoster, dell’Associazione esposti amianto, sceglie la riflessione alla polemica. Tutto sommato l’assenza dei politici alla cerimonia dell’altro giorno non l’ha infastidita più di tanto. Spiega: «Non abbiamo invitato nessuno, ci siamo affidati all’articolo de Il Piccolo. Si trattava di un momento di preghiera, intimo, non ufficiale».
Resta il quesito posto da Paternoster: perché la gran parte dei monfalconesi volta le spalle alla realtà dell’amianto? «Non ho una risposta, solo supposizioni - riflette Paternoster - : penso che molti abbiano paura di prendere consapevolezza del problema, preferiscono scappare e sperare. Un’altra spiegazione potrebbe essere il timore del ricatto da parte di Fincantieri. Ci sono in ballo diversi aspetti: posti di lavoro, indennizzi e chissà cos’altro ancora. Certo è che si avverte una compatta omertà quando si tira in ballo il cantiere. Per troppi nominare la Fincantieri resta ancora un tabù».
Di amianto si occupa anche l’ex consigliere comunale di Monfalcone, Anna Maria Cisint, che continua anche al di fuori del Consiglio a occuparsi della politica cittadina: «Chiedo che, con un motto d’orgoglio, i consiglieri comunali, eletti per rappresentare la città e i suoi cittadini e non altri o altri interessi, procedano a sottoscrivere una convocazione urgente del Consiglio comunale per la discussione ed approvazione della mozione che inviti il sindaco e la sua giunta a revocare la deliberazione giuntale “estiva” con la quale è stato possibile revocare “per sempre” la costituzione di parte civile del comune di Monfalcone nei processi delle patologie correlate all’amianto e ciò soprattutto dopo aver appreso che Fincantieri ha trovato il modo, diversamente da quanto è scritto nel accordo transattivo, di impugnare la sentenza del primo processo e farà altrettanto per la seconda: una beffa che ci fa sentire “sentire” ancora più forte la bruciatura nell’anima. A tal fine invito i consiglieri che lo ritenessero ad addottare la mozione che propongo. Chissà, magari anche il Pd riscoprirà di aver, su questo tema, quella dignità smarrita».
La mozione si propone di «impegnare il sindaco e la sua giunta a revocare la deliberazione della giunta comunale n.174/2015 con la quale si approvava l'atto transattivo in questione consentendo così a Monfalcone di pretendere giustizia costituendosi nei futuri processi parte civile; in subordine di ricercare tutte le strade possibili perché l'amministrazione comunale possa costituirsi parte civile nei futuri processi delle patologie correlate all'amianto.
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