Una vicenda che scoperchia una pentola a pressione
Niente massimi sistemi o battaglie in nome di chissà quale principio nobile nella vicenda Irisacqua. Ma problemi di più piccolo cabotaggio che, seppur minori, dovevano essere affrontati: dalle spese di rappresentanza alle consulenze all’assunzione del personale, dagli incarichi giudiziali a quelli stragiudiziali. Se, ad un certo punto, il coordinamento soci ha ritenuto di mettere dei paletti significa che, forse, quei paletti andavano messi, considerato che le regole devono valere per tutti e Irisacqua lavora grazie alle bollette dei goriziani. E, dal mese di novembre, guarda caso quando si è cominciato a “suggerire” di adottare delle linee-guida, il cielo è diventato tempestoso e su Irisacqua si è scatenato un’acquazzone.
Gli ultimi sviluppi sulla Partecipata hanno finito con lo scoperchiare una pentola a pressione. Abili sono stati tutti (compresi i sindaci) a non far uscire “fuori”, prima, i problemi e i veleni che già c’erano. Sino a ieri, ciò che emergeva della società erano i lavori milionari, la sostituzione delle condutture in cemento-amianto, la realizzazione della Dorsale. Ma, evidentemente, più di qualcosa covava sotto. E i primi, in assoluto, a far capire che non era tutto rose e fiori sono stati i sindacati, oggi rimasti silenti. Era il gennaio scorso e le segreterie provinciali Filctem-Cgil e Femca-Cisl, unitamente alle Rsu, puntarono il dito «sulla continue riorganizzazioni, 5 negli ultimi anni» che «denotano una evidente mancanza di visione per il futuro e si associano ad un carosello preoccupante di spostamenti fisici del personale all’interno degli uffici nella sede di Gorizia, che lasciano basiti i dipendenti». Non solo. Le forze sociali parlarono anche di scenario «così complicato e con forti tensioni interne, che ormai si trascina da tempo anche a causa dell’assenza di una dirigenza tecnica qualificata». Tensioni. E una domanda: chi è l’operatore economico che starebbe ricevendo incarichi dalla società pur avendo debiti con l’erario e senza rispettare il Codice dei contratti pubblici? La strada porta, forse, a Monfalcone? Infine, oggi, c’è chi vorrebbe uno Ziberna un po’ meno accomodante del solito all’assemblea dei soci. «Più grinta», sussurrava l’altro giorno un consigliere comunale. —
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