Shipping, industria e underwater: a Trieste un doppio evento sull’economia blu

Tutto pronto per il doppio evento di mercoledì 14 dedicato alla logistica del mare e alla nuova frontiera delle tecnologie sottomarine. Ospiti imprenditori, manager, analisti e istituzioni

Diego D’amelio

Geopolitica, infrastrutture sottomarine, droni, nuove frontiere della cantieristica. E ancora shipping, industria legata al porto e investimenti sulle connessioni.

Molti i temi sul tavolo del doppio appuntamento organizzato mercoledì 14 a Trieste da Piccolo e gruppo Nem, per offrire uno sguardo sulle evoluzioni della blue economy e delle tecnologie dual use per la sicurezza in una fase di tensioni internazionali.

Appuntamento all’Hotel Savoia, con due eventi focalizzati su underwater ed economia del mare, rispettivamente alle 14.30 e alle 17, con ingresso gratuito previa registrazione.

Il mare sarà indagato sopra e sotto la superficie, grazie a un parterre di imprenditori, manager, analisti e rappresentanti istituzionali. Il forum Underwater esplorerà le novità nel cosiddetto dominio subacqueo, luogo per il passaggio di cavi dati, elettrodotti e pipeline per gas e greggio, posati grazie a droni sottomarini, il cui impiego è oggi anche nella sicurezza, perché robotica e automazione servono a garantire che telecomunicazioni, trasporto di energia e funzionamento dei porti siano al sicuro da minacce esterne.

Di infrastrutture critiche e cavi sottomarini parleranno Enrico Borsari, responsabile commerciale per Europa meridionale e Uk di Prysmian, e Francesco Viggiani, responsabile sicurezza di Sparkle: la prima un colosso globale che realizza infrastrutture per la trasmissione di energia elettrica e dati, la seconda un player strategico per la gestione di infrastrutture di comunicazione.

I due manager dialogheranno con Matteo Marchiori, ad di Ids, controllata di Fincantieri operante nell’ambito della robotica e dei droni.

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Prima dell’intervista di bilancio a Gabriele Maria Cafaro, vicepresidente esecutivo Underwater di Fincantieri, saranno il professor Federico Donelli (Università di Trieste) e il direttore di Med-Or Italian Foundation Andrea Manciulli ad analizzare la nuova geopolitica del Mediterraneo, mentre le minacce sugli stretti gettano ombre sulla libertà di navigazione e sulla stessa economia europea, il cui commercio estero dipende per il 90% dallo shipping.

Le tecnologie subacquee per usi civili e militari stanno diventando ulteriore elemento di traino della blue economy su spinta dei colossi di cantieristica, difesa e infrastrutture, attorno ai quali sta fiorendo una rete di pmi attive fra elettronica, software, robotica, sensoristica, Ai e ingegneria.

Fincantieri sta investendo e, dopo l’ultima operazione da 600 milioni, possiede ormai otto controllate attive nella subacquea, in grado di portare il fatturato aggregato del segmento sopra il miliardo, con marginalità molto elevate.

L’intero comparto dell’economia blu vale in Italia 225 miliardi di euro all’anno, pari a oltre l’11% del pil nazionale, prodotto da più di 250.000 imprese e oltre un milione di lavoratori. In Friuli Venezia Giulia il comparto sfiora 3 miliardi di valore aggiunto, con un’incidenza sull’economia regionale del 7,3%: terzo risultato a livello nazionale, grazie al peso della logistica e della cantieristica, che da sole producono due terzi del valore di un settore fatto nel 2025 da 4.382 imprese (+6,6% sul 2024) e trentamila occupati.

Mentre si discute di infrastrutture da proteggere, imprese e istituzioni pensano anche alle connessioni da sviluppare a supporto di un business che è sempre più integrazione di traffici via nave, intermodalità, logistica e produzione industriale, in cui la connessione tra banchine e retroporto riveste un ruolo fondamentale, tanto più in una fase in cui Trieste si trova alle prese con un calo dei traffici dal Far East e un aumento di quelli delle navi ro-ro, sintomo non solo del riassetto delle grandi alleanze dei container ma pure di un incremento di quegli scambi inframediterranei (Turchia e Nord Africa), che gli analisti ritengono si rafforzeranno per lo spostamento della produzione dall’Asia a zone più vicine all’Europa.

Il porto ha bisogno di mettere a regime una piattaforma logistica che si affacci sul mare ma si sviluppi nel retroterra, per dare respiro ai terminal marittimi congestionati e farsi volano della manifattura. E qui poggiano le gambe del dibattito che occuperà la seconda parte del pomeriggio.

Dopo la relazione di Alessandro Panaro, responsabile di Srm per i settori marittimo ed energetico, sulle prospettive dello shipping e della portualità nel Mediterraneo, tre uomini d’impresa si confronteranno su esempi concreti di intreccio fra industria e portualità: Enrico Samer si soffermerà sui nuovi progetti del gruppo nell’ambito della cantieristica; Enrico Pacorini parlerà di trasformazione industriale applicata alla logistica del caffè; Tullio Bratta racconterà i progetti di Fantoni nell’ambito della chimica.

Prima dell’intervista conclusiva al presidente dell’Autorità portuale Marco Consalvo, la palla passerà al panel dedicato agli investimenti necessari per costruire quella rete logistica capace di mantenere clienti e attrarne di nuovi in una fase di incertezza delle rotte marittime.

Parola all’assessore alle Infrastrutture Cristina Amirante e al direttore generale di Confindustria Alto Adriatico Massimiliano Ciarrocchi, nonché all’ad di Siot Tal Alessandro Gorla, alla guida dell’Oleodotto transalpino.

 

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