Un’idea austriaca realizzata dagli italiani

SAGRADO. Risalgono alle fine dell’ottocento i primi tentativi, riusciti, di rendere navigabile l’Isonzo. In un paio di occasioni, viaggi praticamente sperimentali, grossi quantitativi di legname vennero caricati su una chiatta a Straccis e trasportati allo Sdobba, all’epoca foce principale dell’Isonzo. Di qui il legname era diretto via mare al porto di Trieste. Venne costituita un’apposita società per il trasporto fluviale ma i successi viaggi si rivelarono un disastro con perdita del carico e il progetto, è il caso di dirlo, naufragò. L’Austria sarà stato anche un Paese ordinato ma non sempre efficiente. Almeno a rileggere il sofferto iter del canale Dottori. A proposito: si chiama Dottori o de Dottori? Sulla presa di Sagrado la targa ufficiale scrive canale Dottori. Carta canta. Che poi il presidente del Consorzio Agro Monfalconese che il 25 giugno 1905 inaugurò l’opera si chiamava Antonio de Dottori è pure una verità. A ciascuno la sua scelta. Dell’esigenza di un reticolo di canali che potesse dissetare le arse e infertili campagne del basso Isontino si cominciò a parlare a metà dell’Ottocento e solo nel 1865, per merito dell’ingegner Raffaele Vicentini, fu realizzato il primo progetto. Il progetto esecutivo fu approvato nel 1970 e per la realizzazione del canale era stato costituito un consorzio tra Comuni. Ma una legge entrata in vigore in quel periodo cambiò le regole del gioco: niente più Comuni, il consorzio doveva essere formato dai proprietari terrieri. Che di scucire tanti soldi non erano d’accordo. Nel frattempo si era messo mano a un nuovo progetto, questa volta curato dall’ingegner Giovanni Schiavoni che aveva progettato il canale Villoresi, in Lombardia, costruito dalla Società italiana condotte d’acqua. Gli austriaci dunque si affidarono agli ex e post nemici italiani per portare a termine l’opera. La presa dell’Isonzo fu spostata più a nord, a Sagrado appunto. Il canale Dottori nella sua secolare storia fu usato anche come... trincea d’acqua. Gli austriaci infatti, nei primi giorni di giugno del 1915, per rallentare l’avanzata degli italiani verso le alture di Redipuglia e di Ronchi e quindi verso Monfalcone non esitarono a far saltare gli argini del canale. L’imponente massa d’acqua si riversò sulle campagne rendendole una sorta di palude che rallentò l’avanzata del Regio esercito. (r.c.)
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