Università, salti mortali per un pasto

Per ora la situazione dei pasti convenzionati è critica, ma a breve per gli studenti universitari di Gorizia la questione potrebbe diventare un problema ancora più serio. Nella migliore delle ipotesi ci vorrà ancora un anno prima che in via Alviano l’annunciata mensa venga davvero realizzata, così, nell’attesa, i ragazzi devono arrangiarsi come possono.
Sulla carta le quattro convenzioni avviate a Gorizia dall’Agenzia regionale per gli studi superiori-Ardiss potrebbero sembrare sufficienti, ma, alla prova dei fatti, non lo sono: soprattutto per quanto riguarda la cena.
Come ricorda Francesco Saldarin, rappresentante degli studenti di Scienze internazionali e diplomatiche, soltanto sei anni fa erano otto i punti ristoro a cui i ragazzi potevano rivolgersi di sera. Ora, ne è rimasto uno solo. Si tratta della pizzeria “Al Cavallino” che mette a disposizione 20 coperti tra le 18.30 e le 21.30.
L’affidamento del servizio con il ristorante di viale 24 Maggio scadrà però a fine anno e il bando per il 2016 non è stato ancora pubblicato. Ovvi i timori di tutti per quello che potrebbe essere il prossimo futuro.
In teoria, per la cena ci sarebbe anche la convenzione con il San Luigi, ma alle ormai storiche difficoltà d’accesso legate alla posizione decentrata della struttura di via don Bosco e al fatto che il pasto deve essere prenotato il giorno precedente (oppure con una telefonata), la scorsa settimana si è aggiunta una novità: nessuno può “strisciare” agli studenti la carta dell’Ardiss perché chi è in servizio non è in grado di farlo.
«Quando lo abbiamo fatto notare ci hanno risposto: ‘In qualche modo faremo’. Il rischio però è quello di ‘rubare’ il pasto e nessuno di noi vuole che ciò accada», commenta Saldarin. Dunque, fino a quando il problema non verrà risolto, per gli studenti sarà come se la convenzione fosse decaduta. Tra i ragazzi rimane però il rammarico perché - per qualità e quantità - il San Luigi era considerato il luogo migliore dove cenare. Il business della ristorazione universitaria è senza dubbio meno remunerativo di quello dell’accoglienza e il fatto che la “novità” abbia coinciso con l’arrivo in via don Bosco dei profughi minorenni non accompagnati obbliga quantomeno ad una riflessione da parte dei diversi attori.
A completare il quadro delle convenzioni ci sono quelle con il bar di via Alviano e con il Centro “Lenassi”: entrambe limitate però al solo pranzo. Nell’assestamento di bilancio di luglio, la Regione ha trovato 300mila euro per la mensa goriziana, ma ci vorranno almeno sei mesi per la gara d’appalto e altrettanti per la realizzazione della struttura.
«Per ora bisogna trovare una soluzione tampone efficace», osserva il vicesindaco Roberto Sartori che mantiene contatti costanti con gli universitari. «Quello della mensa è uno dei problemi maggiori, ma non è l’unico: ce ne sono degli altri alla Casa dello Studente.
Di recente ho effettuato un sopralluogo e ora devo fissare un appuntamento con il Consorzio universitario, con la Camera di Commercio e con l’Ardiss per discutere anche di quelli». Per diventare un polo universitario di respiro nazionale Gorizia deve quindi fare ancora un salto di qualità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








