Scuola e integrazione: il ministro Valditara a Monfalcone incontra la Giunta e i dirigenti scolastici
Vertice a porte chiuse in municipio con le presidi dei due comprensivi e l'europarlamentare Anna Cisint. Al centro del confronto i decreti su latino, volto scoperto sui banchi e il limite del 30% per le "classi-ghetto"

È iniziata alle 10:50 la riunione a porte chiuse nella sala giuntale del municipio di Monfalcone tra il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l'amministrazione comunale e le dirigenze scolastiche cittadine. All'incontro partecipano anche la Garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l'europarlamentare Anna Cisint, promotrice della visita, prima della conferenza stampa programmata per le 12:30.
Al suo arrivo in piazza della Repubblica verso le 10:30, il ministro ha salutato i militanti della Lega presenti a un gazebo. L'evento si svolge sotto un imponente dispositivo di sicurezza coordinato da Polizia e Carabinieri, con la presenza del primo dirigente del Commissariato Stefano Simonelli. Presenti anche Calligaris, Dreosto e Pizzimenti.
Le nuove norme ministeriali: dal latino al nodo delle "classi-ghetto"
La visita del titolare del Viale Trastevere giunge all'indomani delle ultime misure in materia d'istruzione approvate a settembre dal Consiglio dei Ministri tramite decreto legge. Tra i punti qualificanti del provvedimento (la cui applicazione organizzativa per alcune norme è prevista a partire dall'anno scolastico 2027/2028) figurano il reinserimento dello studio del latino alle scuole medie, l'obbligo di presentarsi alle lezioni a volto scoperto e l'introduzione di un tetto massimo del 30% per la presenza di studenti con background migratorio nelle singole classi.
L'obiettivo dichiarato è quello di evitare la formazione di "classi-ghetto" e garantire un maggiore equilibrio educativo, un tema di forte rilievo per la città di Monfalcone dove la componente giovanile straniera tra i 3 e i 15 anni raggiunge circa il 49% della popolazione.
Per quanto riguarda il limite del 30%, i criteri applicativi chiariscono che il parametro di riferimento non è il passaporto, bensì la reale conoscenza della lingua italiana: per i bambini delle primarie è richiesta la frequenza di almeno due anni di scuola dell'infanzia, mentre per le superiori occorre aver completato un triennio di studi nel Paese. Requisiti che riscontrano già un'ampia adesione tra le famiglie straniere radicate da tempo sul territorio.
Il confronto tra scuola e politica locale
Durante il vertice municipale, Valditara raccoglierà i resoconti di Maria Chiara Liardo e Francesca Zamar, dirigenti dei due istituti comprensivi "Giacich" e "Randaccio".
La visita si inserisce in un clima d'attenzione mediatica alimentato dai recenti sviluppi nelle scuole cittadine. Presso l'istituto "Pertini", ad esempio, la scelta autonoma delle studentesse di frequentare le lezioni a volto scoperto ha portato alla rimozione dell'area di identificazione all'ingresso.
Parallelamente, non sono mancate le prese di posizione del personale docente. Un'insegnante di lungo corso della scuola primaria "Duca d'Aosta" ha difeso pubblicamente il lavoro di integrazione svolto quotidianamente nelle aule, replicando ai timori sulle "classi-ghetto". Una testimonianza rispetto alla quale Anna Cisint ha ribadito la necessità di evitare squilibri numerici ed educativi, sottolineando l'importanza di sostenere le famiglie locali e assicurare parità di condizioni di apprendimento a tutti i minori presenti sul territorio.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








